Incidente sul lavoro nel Pratese: mons. Tardelli (Pistoia), “non si può morire così, qualcuno dovrà prendersi la responsabilità”

(Foto ANSA/SIR)

“Nel 2021 non si può morire così sul posto di lavoro. È un dramma che ci deve inquietare”. Questo il primo commento del vescovo di Pistoia, mons. Franco Tardelli, alla morte di Luana D’Orazio, 22enne e madre di una piccola bambina, avvenuta ieri in una fabbrica tessile ad Oste di Montemurlo, in provincia di Prato. Proprio ieri il vescovo si trovava a Montemurlo per la festa della Croce e, nel suo intervento, ha osservato: “La festa di oggi è della croce e nel mistero della croce si riassumono le sofferenze degli uomini di ogni tempo, ma quello della croce è anche un messaggio di speranza”. “Viviamo la festa con dolore ma con la speranza nel cuore e con la volontà ferma di migliorare le cose”, ha proseguito mons. Tardelli. “Non voglio fare processi a nessuno – ha precisato – ma qualcuno dovrà prendersi la responsabilità di questa tragedia”.
Solo tre giorni fa, in occasione del Primo maggio nel quale si è celebrato il Giubileo del lavoro, il vescovo aveva parlato “della drammatica realtà del lavoro nero o del lavoro senza sicurezza che si evidenzia in misura drammatica con le morti nell’ambiente di lavoro: tragica cronaca dei nostri territori anche in tempi molto vicini”. E aveva ammonito: “Sciagura davvero grande sarebbe che questa ripresa fosse giocata a vantaggio di pochi e non invece per realizzare tanti nuovi posti di lavoro dignitoso e buono”.
Sulla tragica vicenda di ieri è intervenuto anche Michele Del Campo, direttore della Pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Prato, secondo cui “l’emergenza dell’inaudita morte di Luana ci mette violentemente in rapporto con una realtà che pretendiamo di rimuovere e che può precipitarci in uno stato di ‘eccezioni permanenti’ (è capitato, potrà sempre capitare…), ma non può essere così”. “La sua morte non è un’eccezione, è la conseguenza del nostro modo di concepire il lavoro solo come un ‘fare’ eliminando il ‘pensare’”, aggiunge Del Campo, convinto che “la morte di Luana deve impegnarci a rimettere al centro la lotta per il buon lavoro. Il lavoro è vita, è relazione con l’altro, è costruzione, è generazione, è creatività, è comunità”.

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