Giovani: “Selfie”, “studenti dipendenti da droghe, gioco d’azzardo e smartphone”

Studenti autolesionisti, dipendenti dalle droghe, dal gioco d’azzardo e dagli smartphone. La fotografia scattata a Gela da “Selfie”, il questionario sui corretti stili di vita, somministrato a 3.100 studenti, ha fatto emergere un quadro desolante e il bisogno di ritrovare punti di riferimento e soprattutto regole. L’iniziativa è partita nel 2019 ancor prima della pandemia, coinvolgendo studenti gelesi, dalla terza media e fino alle scuole superiori.
Ecco alcuni numeri, tra i più significativi: tra maggio e giugno 2020, sono stati intervistati 949 studenti di 13 anni e 2.082 dai 14 ai 18 anni: il 16% fuma, il 4% è dipendente di cannabinoidi, il 6% complessivo fa uso di cocaina, eroina ed altre sostanze sintetiche; il 23 % ha invece dichiarato cha fa uso di alcol, tra questi il 12% dichiara di ubriacarsi almeno una volta al mese, il 4,2% ogni settimana, e lo 0,4% più di una volta la settimana. Ed ancora 15% degli studenti degli istituti di II grado e il 4% di quelli di I grado ha dichiarato di praticare autolesionismo; a procurarsi dolore fisico in maniera volontaria sono femmine per il 16% e maschi per il 13%.
Dal questionario è emerso ancora che il 68% di giovani e giovanissimi è dipendente dallo smartphone in ogni momento libero della giornata e anche di notte; il 24% conosce coppie di coetanei che si scambiano immagini imbarazzanti mentre il 10% si è trovato di fronte alla diffusione di immagine proprie osé. È capitato di inviare le proprie immagini provocanti al 7% dei ragazzi che rispondendo alle domande ha inoltre affermato di giocare d’azzardo (15%) e di essere stato bullizzato (il 37%). Per il 63 % di loro il punto di confronto sono gli amici, meno la famiglia e quasi mai i professori. “Hanno bisogno di essere ascoltati per potere esternare paure e dubbi”, dice Anita Lo Piano, presidente della locale sezione della Croce Rossa Italiana che, insieme con il Centro “Semi di melo”, in collaborazione con l’associazione “No slot” e della “Casa del giovane” di Pavia, ha condotto lo studio.

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