Armida Barelli: Barbara Pandolfi (vice postulatrice), “ci trasmette passione per il mondo e la Chiesa e insegna ad avere fiducia nei giovani”

Armida Barelli (Foto Istituto secolare Missionarie della Regalità di Cristo)

L’Istituto secolare delle Missionarie della Regalità di Cristo “nasce dall’intuizione di padre Agostino Gemelli e di Armida Barelli. La vita e l’esperienza della Barelli danno corpo e concretezza a una intuizione che progressivamente si faceva strada nella mente di Gemelli, ma che risuonava anche nel cuore delle ragazze della Gioventù femminile di Azione cattolica: come consacrarsi a Dio senza rinunciare alla missione (apostolato) nel mondo?”. Lo spiega in una testimonianza Barbara Pandolfi, dell’Ism Regalità, e vice postulatrice della causa di beatificazione della Barelli. “Armida accoglie e dà inizio così a una nuova forma di vita consacrata, quella che oggi conosciamo come laicità consacrata. La caratteristica fondamentale fu da subito quella di una consacrazione per una missione nel mondo, attraverso la professione dei consigli evangelici, rimanendo, da laiche, nelle ordinarie condizioni di vita”. “Il 19 novembre del 1919, a san Damiano, nella culla dell’esperienza di Francesco e Chiara, nacque, con la consacrazione di Armida e delle prime compagne, quello che sarà l’Istituto secolare delle Missionarie della Regalità di Cristo”.
“Tra le molte cose che Armida ci ha lasciato in eredità certo non possiamo non ricordare l’audacia della sua fede, la sua determinazione, la sua incrollabile forza; quando intuiva che Dio le chiedeva qualcosa non mollava mai! Ci ha lasciato – afferma Pandolfi – la sua passione per il mondo, che l’ha sempre spinta ad accogliere gli stimoli che le giungevano dalla storia, letti come un appello di Dio per lei e per le sue compagne, fino a sentire come proprio il compito di formare le donne italiane chiamate per la prima volta al voto. Armida sentiva la Chiesa come la sua casa, la casa di tutti, nella quale e della quale si sentiva partecipe in modo adulto e responsabile, testimoniandoci il senso di una presenza fedele, ma anche creativa e innovativa”.
“Armida ci accompagna, la percepiamo sorella nel cammino, capace di donarci la libertà di osare e sperimentare vie nuove per una presenza discreta ma solidale, accanto agli uomini e alle donne di oggi, alle loro attese di giustizia e di senso. Ci ricorda di avere fiducia nei giovani e nelle giovani, che sono ricchi di potenzialità da far crescere e di intuizioni fresche. Infine, ma non certo per ultimo, Ida ci ha donato e ci dona la gioia di poter condividere la nostra forma di vita con tante donne di altri Paesi del mondo”.

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