Coronavirus Covid-19: mons. Seccia (Lecce), il 3 aprile una Giornata penitenziale di digiuno e preghiera

È stata indetta dall’arcivescovo di Lecce, mons. Michele Seccia, una Giornata penitenziale di digiuno e preghiera che si terrà venerdì 3 aprile. L’arcivescovo ha inviato una lettera alla comunità diocesana al termine di quella che definisce una Quaresima “tormentata dall’emergenza sanitaria che continua a contare vittime e a registrare ancora molti contagi”. Un tempo della prova che ancora insiste sulla comunità, rispetto al quale mons. Seccia non trova esagerato chiedere un ulteriore sacrificio per rispondere al disagio e allo smarrimento di tante persone, al senso di paura e al grido di tante famiglie sull’orlo della disperazione a causa della grande povertà. “Oltre alla preghiera incessante al nostro Salvatore, noi credenti abbiano anche ‘il virus’ della speranza. Che è una virtù teologale: insieme alla fede e alla carità fonda la nostra vita di battezzati”, sottolinea l’arcivescovo di Lecce che esorta i fedeli ad inginocchiarsi per chiedere nel silenzio della propria casa la speranza da infondere anche alle altre persone. Per questo, in segno di penitenza quaresimale, mons. Seccia invita tutti i fedeli il 3 aprile ad una Giornata diocesana penitenziale di digiuno e di preghiera, nel giorno in cui anche a Lecce, da antica tradizione, si fa memoria di Maria SS.ma Addolorata, compatrona della città. “Offriremo i nostri sacrifici in suffragio delle troppe vittime del coronavirus e pregheremo insieme, nonostante la lontananza fisica, per quanti sono contagiati qui tra noi, in Italia e nel mondo”, spiega l’arcivescovo che invita tutti a pregare anche per tutte le persone impegnate negli ospedali. E poi la proposta di rinunciare almeno ad un pasto per poter pensare a chi non ha il necessario per vivere, offrendo l’elemosina in forma privata oppure affidandola agli organismi di volontariato come la Caritas diocesana. Seccia conclude affermando che “vi stringo forte e ringrazio fin d’ora tutti coloro che vorranno diventare anelli insostituibili di questa catena di preghiera e carità che ci fa sentire tutti membra di una sola grande famiglia, preziosa agli occhi del Signore”.

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