Perù: mons. Castillo (Lima), “abbandonare ideologie estreme, realizziamo promessa di un popolo unito”

(Foto: Arcidiocesi di Lima)

“Il modo di dire, parlare e procedere di Rosa invita tutti i peruviani a lasciarsi riempire dall’amore gratuito del Dio in cui crediamo per abbattere muri, generare sincerità, rinunciare alle ambizioni e superare le ideologie estreme del totalitarismo marxista e del capitalismo selvaggio”. Sono le parole pronunciate ieri dall’arcivescovo di Lima, mons. Carlos Castillo Mattasoglio, di fronte al nuovo presidente del Perù, Pedro Castillo, durante la celebrazione nella festa di santa Rosa di Lima, patrona delle Americhe e in particolare del Perù (ma anche di Filippine e India), protettrice in particolare della Polizia e degli infermieri. Tutte le maggiori autorità politiche e militari erano presenti nella cattedrale, per la messa diffusa attraverso le tv e i social. Si è trattato del primo incontro diretto tra il primate della Nazione e il presidente di sinistra, venuto dalla periferia del Paese, il cui Governo ha appena ricevuto dal Congresso una sofferta fiducia.
Ha proseguito mons. Castillo: “Apprezziamo, come Rosa, la capacità delle persone e dei popoli e delle comunità di trovare le migliori alternative e diamo valore alla patria, già conquistata sul fondamento dei nostri martiri più generosi. Con questo, cerchiamo insieme di espandere ulteriormente la nostra democrazia, rafforzandola e consolidandola, neutralizzando tutto il caos, vanificando tutte le manovre fallaci e fuori del tempo, andando avanti per realizzare la promessa peruviana di un popolo unito che apprezza la sua emozionante e bella diversità e storia”.
Le parole dell’arcivescovo sono arrivate dopo aver tracciato un profilo spirituale della patrona: “Rosa è la patrona dell’unità di ogni sangue. Dalla sua nascita alla sua morte ha amato tutti oltre misura. Di aspetto creolo, ha mostrato segni di un cuore aperto alle diversità, aprendo la sua vita a un incontro costante e sostenuto, con i più svantaggiati del mondo andino che erano venuti a Lima, con la dura vita dei minatori e contadini di Quives per circa sette anni, con il mondo schiavo delle donne afro-discendenti angolane nel quartiere di Malambo del Rímac, senza trascurare il rapporto amichevole e costruttivo con i vicini ricchi, iberici, creoli e meticci della città”. Rosa “non si è ritirata dal mondo, come si dice spesso, ma piuttosto si è ritirata dalla frivolezza di un certo mondo di Lima, abbondante di ricchezze”. Così, identificandosi con Gesù nei più umili, “ha promosso la fondamentale conversione a Dio attraverso il servizio ai poveri, con il dialogo e gli sforzi di pacificazione”. Ha concluso mons. Castillo: “Abbiamo tutti l’opportunità di vivere come Rosa, oggi, in Perù. Approfittiamo di questa opportunità e, come dice Papa Francesco, siamo tutti fratelli e sorelle con Rosa. Fratelli tutti”.

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