“La preghiera Morire di speranza è un momento per fermarsi e fare un esame di coscienza, come ha chiesto Papa Leone alle Canarie”. Con queste parole il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, è intervenuto alla veglia “Morire di speranza”, celebrata oggi nella basilica di Santa Maria in Trastevere a Roma e promossa insieme a numerose associazioni impegnate nell’accoglienza e nell’integrazione dei migranti. Durante l’iniziativa sono stati ricordati i circa 77mila migranti morti dal 1990 a oggi lungo le rotte del Mediterraneo e via terra verso l’Europa. Alla presenza di rifugiati, operatori e volontari, sono stati letti i nomi di alcune delle vittime dell’ultimo anno, accompagnati dall’accensione di candele e da canti eseguiti dagli stessi rifugiati. Secondo i dati richiamati durante la veglia, nei primi mesi del 2026 le vittime delle traversate sono state 1.681, delle quali il 28,8% donne e bambini. Impagliazzo ha chiesto un “esame di coscienza per noi europei, che abbiamo chiuso molte delle nostre frontiere”, rilanciando la proposta di adottare su scala europea i corridoi umanitari per favorire ingressi sicuri e legali. Nell’omelia, mons. Marco Gnavi ha ricordato l’appello di Papa Leone XIV a riconoscere “il diritto di cercare rifugio quando la vita è minacciata”, ma anche “il diritto di non dover migrare”. “Per ogni donna, uomo, anziano o giovane in cerca di salvezza – ha affermato – continueremo a lottare perché si aprano e si allarghino vie legali di accesso all’Europa”. La veglia sarà celebrata nei prossimi giorni anche in altre città italiane ed europee.
- (Foto Sant’Egidio)
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