Migrazione e asilo: Caritas Ambrosiana, 11 “criticità” del Patto Ue. Minor protezione, rischio compressione dei diritti

Un “endecalogo” per segnalare le criticità del Patto sulla migrazione e l’asilo varato dall’Unione europea. Lo firmano oggi, in vista della Giornata mondiale del rifugiato del 20 giugno, quattro realtà del “sistema Caritas” milanese: Caritas Ambrosiana, Consorzio Farsi Prossimo, Avvocati per niente e Fondazione Casa della carità di Milano. Al primo punto si segnala la compressione del diritto d’asilo attraverso le procedure accelerate “di frontiera”. “Il Patto istituisce una sorta di doppio canale procedurale, con rischi per chi non potrà beneficiare della procedura ordinaria di esame della domanda d’asilo. Una quota crescente delle domande verrà infatti esaminata attraverso procedure accelerate svolte nelle zone di frontiera in tempi veloci, da 12 a 24 settimane, ma questo rischia di compromettere la qualità dell’esame individuale delle domande. Diventa più difficile per i richiedenti ottenere assistenza legale adeguata”. Punto due: maggiore ricorso alla detenzione amministrativa: il Patto amplia le situazioni “in cui le persone possono essere trattenute durante screening, procedure di frontiera accelerate e procedure di rimpatrio. Il rischio è che venga normalizzata la detenzione come strumento di gestione migratoria; le conseguenze possono essere particolarmente gravi per minori, persone vulnerabili e vittime di tortura o tratta”. Tre: esternalizzazione delle responsabilità di protezione: “Gli Stati membri potranno fare maggiore affidamento sul concetto di ‘Paese terzo sicuro’: una domanda d’asilo potrebbe non essere esaminata nel merito se il richiedente viene trasferito in un Paese terzo ritenuto sicuro, pur avendo standard di tutela dei diritti potenzialmente inferiori a quelli degli Stati Ue”. Quarta criticità: indebolimento delle garanzie procedurali nelle situazioni di crisi. Ovvero il Regolamento sulle crisi consente deroghe alle procedure ordinarie in caso di arrivi massicci o di presunta “strumentalizzazione” della migrazione, che possono far scattare uno stato d’emergenza. Ma il rischio è che si dichiari sempre stato di emergenza. Quinta sottolineatura: rischio di errori nell’individuazione delle vulnerabilità. Infatti, lo screening iniziale “dovrà identificare molto rapidamente minori, vittime di tratta, persone traumatizzate o con fragilità sanitarie e psicosociali. Non è prevista obbligatoriamente la presenza sul campo di esperti; le forze dell’ordine riceveranno una formazione specifica. Ma la competenza e l’esperienza maturate da esperti che da anni lavorano sul campo, e si dedicano esclusivamente a quel compito a quello, non sono comparabili con l’attenzione specifica che può essere dedicata da agenti che, contemporaneamente, devono occuparsi di altre incombenze”.

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