Crisi climatica: organizzazioni chiedono al Consiglio europeo di introdurre una nuova tassa permanente sui profitti dei combustibili fossili

Introdurre una nuova tassa permanente sui profitti dei combustibili fossili. È la richiesta avanzata dalle organizzazioni per la giustizia climatica e finanziaria di tutta Europa – tra cui il Movimento Laudato si’, Climate Action Network Europe ed Eurodad – in occasione del Consiglio Europeo che si tiene in questi giorni a Bruxelles.
Secondo gli attivisti, le aziende che alimentano la crisi climatica dovrebbero contribuire maggiormente ad affrontarne le conseguenze sociali, economiche e climatiche, e chiedono l’introduzione di tasse basate sul principio “chi inquina paga” sia a livello nazionale che europeo. Chiedono inoltre ai leader di sostenere la tassazione dei combustibili fossili nei prossimi negoziati per la Convenzione fiscale delle Nazioni Unite, sostenendo che sia essenziale una soluzione globale.
L’appello – viene sottolineato in un comunicato – giunge mentre le più grandi multinazionali del settore petrolifero e del gas in Europa continuano ad accumulare profitti enormi, mentre le famiglie e le imprese faticano a far fronte al crescente costo della vita e le comunità si trovano ad affrontare gli impatti sempre più gravi del cambiamento climatico. Sei delle principali compagnie petrolifere e del gas europee hanno registrato profitti combinati per 22 miliardi di dollari nel primo trimestre del 2026, il totale trimestrale più alto dal 2022.
Lorna Gold, direttrice esecutiva del Movimento Laudato si’, ha dichiarato: “Nelle ultime settimane, 160 organizzazioni religiose in 20 Paesi europei hanno chiesto una tassa permanente sui profitti dei combustibili fossili. Esortiamo i leader nazionali e dell’Ue ad agire ora per proteggere i più vulnerabili e accelerare la transizione verso l’energia pulita, invece di schierarsi con le multinazionali dei combustibili fossili che realizzano profitti colossali mentre alimentano la crisi climatica”.
“Proteggere i cittadini e le imprese dall’impennata dei prezzi dell’energia potrebbe costare ai governi europei fino a 38,6 miliardi di euro nel 2026. Questo conto non deve essere pagato tagliando la sanità, l’istruzione o l’azione per il clima. Al contrario, i governi dovrebbero tassare i colossali profitti delle compagnie di combustibili fossili”, ha ammonito Isabelle Brachet, coordinatrice senior delle Politiche di Riforma fiscale presso Climate Action Network Europe. Per Markus Trilling, coordinatore senior per le Politiche e il Patrocinio presso la Rete europea sul debito e lo sviluppo (Eurodad), “le entrate generate da una tassa permanente sui combustibili fossili potrebbero essere investite in misure per ridurre la povertà energetica, sostenere i servizi pubblici, accelerare la transizione verso l’energia pulita e fornire finanziamenti per il clima ai Paesi che stanno affrontando gli impatti peggiori di una crisi che hanno contribuito a causare solo in minima parte”. “I leader europei – ha concluso – hanno l’opportunità di sostenere un meccanismo per le tasse basate sul principio ‘chi inquina paga’ a livello globale nella Convenzione fiscale delle Nazioni Unite, durante la prossima sessione di negoziati ad agosto”.

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