“Carissimi fratelli e sorelle, con la celebrazione di questa liturgia io sono il vostro vescovo. Ringrazio innanzitutto il Signore per il dono della vocazione cristiana e per avermi concesso di viverla nello stato di speciale consacrazione. Ringrazio i Pontefici Francesco per avermi chiamato all’episcopato nella Chiesa di Terni-Narni-Amelia così molto ben rappresentata dai confratelli presbiteri e da una rappresentanza laicale, e Papa Leone XIV per la nomina ad arcivescovo turritano”. Lo ha affermato nella serata di sabato mons. Francesco Soddu, arcivescovo di Sassari, nell’omelia pronunciata durante la celebrazione eucaristica con la quale ha avuto inizio il suo ministero episcopale in terra turritana.
Il presule ha voluto richiamare la testimonianza di sant’Agostino: “Nel momento in cui mi dà timore l’essere per voi, mi consola il fatto di essere con voi. Per voi infatti sono vescovo, con voi sono cristiano. Quel nome è segno dell’incarico ricevuto, questo della grazia; quello è occasione di pericolo, questo di salvezza. Infine, quasi trovandoci in alto mare, siamo sballottati dalla tempesta di quell’attività: ma ricordandoci che siamo stati redenti dal sangue di lui, con la serenità di questo pensiero, entriamo nel porto della sicurezza; e, nella grazia che ci è comune, troviamo riposo dall’affaticarci in questo personale ufficio. Pertanto, se mi compiaccio di essere stato riscattato con voi più del fatto di essere a voi preposto, allora, secondo il comando del Signore, sarò più efficacemente vostro servo, per non essere ingrato quanto al prezzo per cui ho meritato di essere servo con voi”. “Con questo pensiero di sant’Agostino – ha concluso l’arcivescovo – mi affido, e vi affido alla misericordia di Dio e all’intercessione di Maria Santissima, dei santi Protomartiri Turritani, san Nicola, e tutti i patroni delle nostre parrocchie, affinché tutti possiamo veramente fare la volontà di Dio e, su tutto, far prevalere sempre ed unicamente la carità”.
Nel saluto di benvenuto, il sindaco di Sassari e della Città metropolitana, Giuseppe Mascia, ha voluto indicare alcune parole “come stelle che ci possano guidare in questo cammino”: la “cultura, come leva di crescita umana e sviluppo sociale”, la “prossimità alle persone, come forza per costruire la comunità”, la “speranza e il desiderio di futuro, soprattutto per i nostri giovani”, l’“integrazione, perché ciascuno possa trovare posto e si senta accolto e parte viva di una comunità” e poi la “pace disarmata e disarmante, per usare le parole del Papa, che vorremmo far crescere insieme, da seme a pianta robusta e ricca di frutti, a iniziare dalla nostra Città e dal territorio vasto che a essa guarda”.