“Qualsiasi piano per la ricostruzione di Gaza è destinato a fallire, indipendentemente dalla cifra che sarà stanziata, se verrà imposto dall’alto senza il coinvolgimento delle istituzioni locali, della società civile e degli attori economici palestinesi”. Lo afferma Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia, commentando il nuovo rapporto dell’organizzazione dedicato alla ripresa della Striscia. Secondo Oxfam, la ricostruzione dovrà partire dal riconoscimento delle responsabilità di Israele e da una profonda inversione di rotta della comunità internazionale. “Quanto accaduto negli ultimi vent’anni è lampante – osserva Pezzati –. Dopo le guerre del 2008-2009, del 2014 e del 2021 il costo della ricostruzione ammontava complessivamente a 10 miliardi di dollari, ma ogni piano è stato soffocato dal blocco ininterrotto di Israele, dall’insufficienza dei finanziamenti e dal susseguirsi delle offensive militari. Chi aspettava di tornare a casa dopo il conflitto del 2014 ha visto andare tutto nuovamente in cenere con l’ultima guerra”. Da qui l’appello lanciato attraverso la campagna “Palestina, tutti i diritti riservati”, con cui Oxfam chiede al Governo italiano “un cambio di linea politica, anche in sede europea”, a sostegno di un processo di ricostruzione inclusivo e capace di coinvolgere non solo Gaza, ma anche la Cisgiordania e Gerusalemme Est. “I dati del rapporto non sono il frutto del destino – aggiunge Pezzati –. Sono l’occupazione e il blocco illegali da parte di Israele, insieme all’impunità di cui gode, a produrre lo stesso risultato, guerra dopo guerra. Gli Stati, inclusa l’Italia, che hanno armato o coperto direttamente o indirettamente la distruzione di Gaza hanno precise responsabilità e devono contribuire alla riparazione dei danni”. Per Oxfam i costi della guerra non sono soltanto economici. “Questa guerra ha cancellato ciò che nessuna valutazione può quantificare: il sistema educativo, quello culturale e l’assistenza pubblica, oltre ad aver inquinato l’ambiente e disgregato il tessuto sociale e comunitario”. L’organizzazione propone quindi un quadro quinquennale di ricostruzione fondato sul “diritto inalienabile del popolo palestinese di decidere del proprio presente e del proprio futuro”, respingendo modelli che affidino la gestione di Gaza a un’amministrazione internazionale transitoria. In vista della prossima Assemblea generale delle Nazioni Unite e delle conferenze dei Paesi donatori, Oxfam chiede alla comunità internazionale di trasferire immediatamente l’amministrazione di Gaza ai palestinesi, rimuovere il blocco e le restrizioni che hanno ostacolato ogni precedente ricostruzione, garantire l’accertamento delle responsabilità per quanto avvenuto nella Striscia e sostenere un percorso politico che conduca alla fine dell’occupazione e all’autodeterminazione palestinese. “Il rapporto parte dall’ascolto di ciò che la popolazione di Gaza vuole e immagina per il proprio futuro – conclude Pezzati –. Potrà avere successo solo se quella voce verrà realmente ascoltata”.