“È l’unica spesa che abbiamo raddoppiato. Ma siamo davvero più sicuri?”. Se lo è chiesto Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere di Brescia e della Rete italiana pace e disarmo, intervenendo il 20 luglio a Soraga e il 21 luglio a Spiazzo Rendena, in Trentino, accanto all’arcivescovo di Trento, mons. Lauro Tisi, in due serate sulla pace legate alla lettera pastorale “Il Vasaio”. Secondo i dati presentati da Beretta, gli investimenti mondiali in armamenti hanno raggiunto livelli mai toccati in precedenza, e i Paesi dell’Unione europea hanno più che raddoppiato la spesa militare, passando dai 180 miliardi di euro della metà dello scorso decennio agli attuali 380 miliardi. L’accumulo di armi, ha spiegato l’analista, non ha prodotto maggiore sicurezza, ma ha alimentato “una mentalità di guerra”, preparata culturalmente, economicamente e politicamente attraverso la costruzione del nemico; la prima vittima, ha ricordato, è “spesso la verità”. Beretta ha invitato a sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare per una difesa civile non armata e nonviolenta, la nascita di corpi civili di pace e a verificare come le banche in cui si depositano i risparmi si comportino rispetto al finanziamento degli armamenti, segnalando il rischio di una “società più armata” anche nei conflitti familiari.