Sant’Antonio da Padova: mons. Trevisi (Trieste), “parlava ai potenti, non si tirava indietro anche se il tempo era allora avverso, come il nostro”

(Foto Cristina Sartori)

Anche la giornata di ieri, martedì 2 giugno Festa della Repubblica, la Basilica del Santo, a Padova, ha accolto migliaia di pellegrini in coda sin dalle prime messe del mattino per arrivare alla tomba di Sant’Antonio, per poi proseguire a venerare le sacre reliquie nella Cappella del Tesoro. Alla chiusura della Cappella delle reliquie, nel pomeriggio tardo di ieri sono stati registrati 3.020 passaggi al corridoio delle reliquie. Molto partecipata la celebrazione della Tredicina delle 18 con il Pellegrinaggio dei seminaristi diocesani e giovani religiosi e della diocesi di Trieste. Per la prima volta a presiedere una celebrazione durante la Tredicina il vescovo di Trieste, mons. Enrico Trevisi. Due pullman con oltre cento pellegrini hanno raggiunto il santuario padovano per chiedere intercessione al Santo per la pace.
“A Trieste – ha spiegato mons. Trevisi – è molto sentita la devozione verso questo Santo. Noi guardiamo alla figura di Sant’Antonio e impariamo da Lui che la Parola di Dio è importante per il nostro tempo, per lo studio, per la formazione, per l’ascolto. Dal suo esempio impariamo anche la vocazione al martirio: la sua scelta di francescanesimo inizia proprio dal desiderio di offrire la sua vita al Signore”.
“Sant’Antonio parlava ai potenti, non si tirava indietro anche se il tempo era allora avverso, così come lo è ogni tempo, anche il nostro – ha proseguito il presule –. Questo suo coraggio lo spingerà a partire per il Marocco; poi conosciamo la sua storia, di come sia giunto qui dopo il naufragio e di come abbia risalito la penisola per incontrare Francesco, fino a dare quell’altra sterzata che è stata proprio il mettersi a servizio della verità, dell’insegnamento, della predicazione dentro un mondo e una fede cristiana talvolta ‘scossa’ da tante visioni”.
Il tema della Tredicina di quest’anno è l’ottavo centenario dalla morte di San Francesco. “Di San Francesco – ha aggiunto mons. Trevisi – mi piace richiamare la sua attenzione al Gesù umile, vulnerabile, piccolo, al Gesù Bambino che anche Sant’Antonio tiene in braccio. Questa attenzione al Gesù umile e vulnerabile, al limite, e alla piccolezza che tante volte noi mettiamo da parte, è la medesima attenzione che anche Papa Leone XIV ci ha richiamato nella sua enciclica: con l’intelligenza artificiale il rischio talvolta è di mettere da parte il limite umano; e invece è proprio questo limite che siamo chiamati a vivere nell’amore, e nell’attenzione l’uno per l’altro. In ultima mi piace ricordare il Pane di Sant’Antonio, segno di una carità concreta”.
Stamattina un centinaio di pellegrini dei Centri diurni ha partecipato alla celebrazione delle ore 11, presieduta da padre Giancarlo Paris, guardiano della Comunità dei Frati del Villaggio Sant’Antonio, che ha ricordato “la carezza di Sant’Antonio verso tutte le sofferenze. Egli è pregato in tutto il mondo proprio perché capace di ascoltare e di accogliere le necessità di tutti, le lacrime di tutti”.

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