Vescovi della Sardegna: su abusi a Oristano, “il silenzio non protegge nessuno, ascoltare è il primo atto di tutela”

“Gli abusi, soprattutto quando maturano in contesti educativi e spirituali, non feriscono soltanto il corpo. Feriscono la fiducia, la coscienza, l’immagine di sé, il rapporto con gli altri e, talvolta, anche il rapporto con Dio. Ascoltare è il primo atto di tutela”. Lo afferma il Servizio regionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili della Conferenza episcopale sarda, commentando la sentenza del Tribunale ecclesiastico interdiocesano sardo che ha riconosciuto colpevole di abuso sessuale, in primo grado, don Valerio Manca. I fatti sarebbero avvenuti nel collegio francescano di Oristano ai danni di Marco Contini, il primo a denunciare gli abusi, iniziati quando aveva 14 anni. La vicenda è emersa nel 2021, quando lo stesso don Manca aveva redatto una dichiarazione scritta con cui si autodenunciava per un crimine commesso circa trent’anni prima. La sentenza è critica nei confronti della Chiesa per l’iniziale sottovalutazione del caso, descritto come “segnato da una preoccupante insufficienza di consapevolezza”. La coordinatrice del servizio, l’avvocato Valeria Aresti, sottolinea che “quando l’abuso nasce dentro una relazione profondamente asimmetrica, segnata da autorità, dipendenza affettiva e fiducia tradita, la vittima può non riuscire subito a comprendere, nominare e raccontare ciò che sta vivendo”. Il Servizio regionale ribadisce che “la credibilità della Chiesa non cresce nella rimozione, ma nella capacità di riconoscere le ferite, fare verità e costruire ambienti realmente sicuri”, e invita chiunque abbia vissuto situazioni di abuso in ambito ecclesiale a non restare in silenzio.

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