“Ad Amendolara si è consumata “l’ennesima tragedia annunciata, dove ancora una volta i braccianti sono vittime di un sistema che umilia, sfrutta e uccide. Un sistema malato, quello del caporalato, un ambito di quell’economia mafiosa che paga, quando paga, al di sotto delle tariffe stabilite dai contratti collettivi, con orari di lavoro senza limiti, riposi ridotti al minimo, e nessuna misura di sicurezza, comportando maggiori rischi di incidenti e infortuni mortali”. Lo si legge in una nota diffusa oggi da Libera sulla tragedia di Amendolara, dove quattro braccianti sono stati bruciati vivi. “Un sistema criminale, come raccontato dal superstite della tragedia immane di Amendolara, alimentato, beffardamente, da propri connazionali che diventano i primi carnefici. Un crimine – scrive Libera – che umilia le persone nel nome della logica del profitto, funzionale ad un’economia, anch’essa malata, che richiede manodopera a bassissimo costo così da poter abbassare i costi di produzione, creando in tal modo una concorrenza criminale che penalizza le aziende sane a vantaggio di chi sfrutta e ricatta i lavoratori in campagna, nei cantieri, in edilizia e in molte imprese dove si lavora come schiavi del capitalismo e del consumismo”. Per Libera in tutto questo hanno “facile gioco le mafie: quelle internazionali che gestiscono la tratta e quelle locali che controllano il caporalato o assoldano manodopera criminale a basso costo fra i disperati. Ma a prosperare è anche un sistema di illegalità che non è mafioso in senso stretto, eppure con le mafie condivide il disprezzo per la vita umana”. Alla “commozione” di queste ore bisogna “far seguire azioni vere e concrete per fare in modo che questo ennesimo sacrificio non sia stato vano. Quei quattro corpi carbonizzati – conclude Libera – devono gridare forte alle nostre coscienze, devono inchiodare alle nostre responsabilità. Un’assunzione di responsabilità, anzitutto, da parte della politica complice attraverso una serie di politiche sull’immigrazione che costringe tanti migranti a vivere come fantasmi, privandoli del semplice diritto di esistere sul suolo italiano e quindi senza poter rivendicare come lavoratore, o da inquilino, o da malato, o semplicemente come essere umano. Fantasmi alimentati da una politica miope che non vede gli alloggi sovraffollati o le condizioni disumane dei ghetti, come nel caso della baraccopoli di San Ferdinando. Oggi abbiamo una buona legge sul caporalato, che però, per volontà o negligenza, non viene messa in condizione di funzionare”. Come “consumatrici e consumatori, cittadine e cittadini siamo chiamati alle nostra assunzione di responsabilità scegliendo consumi compatibili con la dignità della persone, denunciando le complicità agli alti livelli”: “servono più occhi lucidi, ma non di commozione passeggera: ma di impegno quotidiano, di consapevolezza rispetto alle aberrazioni di un sistema per non morire anche noi di indifferenza e rassegnazione”.