Braccianti bruciati vivi: mons. Savino (Cassano All’Jonio), la politica “non trasformi questa tragedia nell’ennesima passerella del dolore”

“Occorre cercare la verità fino in fondo, senza timidezze e senza prudenza malintesa”. Lo afferma mons. Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Jonio, dopo la morte di quattro braccianti nel rogo avvenuto ad Amendolara, nel Cosentino. Il presule chiede allo Stato di “esserci con tutta la sua forza” nelle campagne, nelle filiere agricole, nei luoghi di reclutamento della manodopera e negli alloggi dei lavoratori, con “controlli veri e continui” e “protezione per chi denuncia”. Mons. Savino invita inoltre la politica a non trasformare la tragedia “nell’ennesima passerella del dolore” e lancia un appello a una “mobilitazione civile” e a una “rivolta delle coscienze”, perché la Calabria “non può continuare a essere raccontata solo dopo che il male ha già lasciato i suoi morti sull’asfalto”.
Per il vescovo, dalla tragedia deve nascere “un soprassalto pubblico”: “Chi sfrutta va fermato. Chi copre va smascherato. Chi sa e tace deve interrogare la propria coscienza”. Da qui l’invito a costruire “un patto nuovo per la dignità del lavoro, per la tutela dei migranti e per la liberazione dei territori da ogni forma di sfruttamento e dominio criminale”. Quanto accaduto ad Amendolara, conclude mons. Savino, “non deve essere archiviato come un episodio terribile tra i tanti, ma diventare uno spartiacque”. E aggiunge: “Quelle fiamme hanno divorato quattro uomini, ma hanno illuminato una verità che troppi preferivano lasciare al buio. Quattro corpi sono stati ridotti in cenere. Ma quella cenere ora parla. E ci consegna una sola parola: basta”.

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