Diocesi: mons. Parisi (Lamezia Terme), “con la luce della carità riconosciamoci tutti come fratelli”

“La forza del cristianesimo la vediamo in ciò che S. Francesco di Paola ha detto e ha fatto: ‘dovete agire per il perdono, non ricordare il male ricevuto’. Tutto questo deve essere il principio di costruzione di un’umanità nuova, che ha come luce la Charitas, la Carità. Con la luce della carità possiamo riconoscerci con gli altri non nemici, non avversari, nemmeno stranieri, ma soltanto fratelli. Se facciamo davvero riferimento a S. Francesco e se vogliamo prendere sul serio il Vangelo, siamo chiamati a vivere in questa realtà e a riconoscerci con l’altro come fratelli: non c’è un’altra parola, non c’è un altro Vangelo, non c’è un’altra Chiesa”. Lo ha detto ieri il vescovo di Lamezia Terme, mons. Serafino Parisi che ha presieduto la celebrazione eucaristica in occasione della festa patronale di S. Francesco di Paola a Lamezia Terme Sambiase. Durante la celebrazione, come ogni anno, il sindaco Mario Murone a nome della città ha acceso il cero votivo e consegnato le chiavi al Santo Paolano. E proprio partendo da questi due gesti, il vescovo di Lamezia ha rimarcato che “si tratta di due gesti simbolici che esprimono due insegnamenti che ci vengono dalla vita, dalla testimonianza, dal pensiero di S. Francesco di Paola per migliorare la qualità della nostra presenza di cristiani nel mondo e nella storia. Consegnare la chiava o accendere il cero non sono gesti scaramantici, magici, quasi a voler liberarsi da una responsabilità e dire: ‘io la mia parte l’ho fatta, adesso tocca a te…’. Il Signore non supplisce le nostre deficienze, le nostre mancanze, la nostra progettazione non orientata, il nostro sguardo ridotto. Non è così. Lungi da noi una visione così della fede cristiana”. “Consegnare la chiave è – ha detto mons. Parisi – l’apertura della vita dell’uomo al mondo, alla bellezza della creazione, a scoprire dentro la nostra vita la grandezza dell’umanità di cui siamo portatori. Da San Francesco di Paola dobbiamo continuamente apprendere la capacità di perdonare, di non ricordare il male ricevuto e quindi costruire relazioni fraterne tra di noi”. Dal presule lametino l’augurio “di una speranza concreta, che è quella che viene dalla carità” che è “generativa perché dà concretezza alla speranza e mostra la fede”.

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