(Strasburgo) Durante il question time all’emiciclo di Strasburgo sulla situazione in Medio Oriente, l’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas non si nasconde e, pur difendendo la linea di una “diplomazia con strumenti limitati”, riconosce che l’Unione resta ai margini di una regione “in fiamme”. L’ex premier estone ha confermato che le divisioni interne ai Ventisette e l’assenza di unanimità in Consiglio frenano l’Europa sulle misure più severe verso Israele e Iran. Subito dopo, Kallas rivendica il ruolo europeo come principale donatore ai palestinesi e sostenitore dell’Unrwa, ma ammette che il gap tra dichiarazioni e azioni mina la credibilità dell’Ue, in un quadro in cui gli Stati Uniti continuano a garantire forte sostegno a Israele. Kallas ha poi spiegato che l’analisi giuridica della Commissione ha già accertato violazioni dei diritti umani da parte del governo israeliano nell’ambito dell’Accordo di associazione, ma “non c’è consenso per sospenderlo”, neppure in termini di una maggioranza qualificata. In seguito, sollecitata a chiarire sul presunto doppio standard tra Russia e Israele, ha sottolineato l’unità di intenti in risposta alle responsabilità del Cremlino ma non nei confronti del governo Netanyahu, riconoscendo tuttavia che «la situazione resta terribile» sia a Gaza che in Cisgiordania e che le decisioni europee “non stanno producendo risultati sul terreno” per i civili palestinesi. Infine, in un passaggio sull’Iran, Kallas è tornata a esortare gli Stati membri e i media a “fare la loro parte” nell’applicazione effettiva delle misure contro le reti del regime anche nel territorio europeo.