Ddl Immigrazione e minori: l’allarme di 27 organizzazioni, “percorsi di inclusione a rischio per chi arriva da solo in Italia”

In occasione dell’incardinamento del disegno di legge “Immigrazione” (S. 1869) in commissione Affari costituzionali del Senato, 27 organizzazioni della società civile impegnate nella tutela dei minori migranti – tra le quali Caritas italiana, Fondazione Migrantes, Centro Astalli, Acli, Amnesty international, Salesiani per il Sociale, Save the Children Italia  – richiamano l’attenzione su alcuni elementi del provvedimento che rischiano di incidere in modo significativo sulla vita di migliaia di adolescenti arrivati soli in Italia. Negli ultimi anni, la legge 47/2017 (“Legge Zampa”) ha reso possibile costruire percorsi concreti di protezione e integrazione, riconosciuti anche a livello europeo. Grazie a questi strumenti, molti giovani hanno potuto studiare, formarsi, lavorare e iniziare a costruire il proprio futuro. “Oggi, alcune delle modifiche previste dal Ddl rischiano di indebolire proprio quelle leve che permettono a questi percorsi di diventare stabili e duraturi”, si legge su Migrantes on line. Tra queste, il ridimensionamento del “prosieguo amministrativo” desta particolare preoccupazione: si tratta dello strumento che oggi consente ai neomaggiorenni di continuare a essere accompagnati nella difficile transizione all’età adulta e dopo aver compiuto la maggiore età, al massimo fino ai 21 anni, completando studi, formazione e inserimento lavorativo. Il Ddl contiene una norma che limita categoricamente questo periodo di prolungato sostegno nell’accoglienza a 19 anni.
“Ridurre tassativamente il tempo massimo del sostegno al compimento dei 19 anni, come intende fare il Ddl in esame, è una scelta di cui non comprendiamo le ragioni – dichiarano le organizzazioni – e sappiamo che essa può significare, in molti casi, impedire ai ragazzi e alle ragazze di raggiungere la stabilità necessaria alla loro inclusione positiva nella società. Tale riduzione comporterebbe inoltre, nei fatti, una disparità di trattamento tra i minori non accompagnati e i minori affidati a comunità di tipo familiare o in affido familiare a seguito di un provvedimento di allontanamento dal nucleo familiare, i quali possono fruire del prosieguo nel sostegno fino a 21 anni”.
Preoccupano inoltre le modifiche previste in materia di rimpatrio assistito, che spostano il baricentro decisionale dall’autorità giudiziaria a quella amministrativa. Le organizzazioni firmatarie, forti dell’esperienza maturata sul campo, rivolgono quindi un invito al governo e al Parlamento affinché la discussione del provvedimento rappresenti un’occasione per rafforzare, e non ridurre, la qualità del sistema di tutela. In particolare, si chiede di: “preservare il prosieguo amministrativo, mantenendo la possibilità di una valutazione caso per caso fino ai 21 anni e di richiederlo anche dopo il compimento del diciottesimo anno di età tutelare le garanzie procedurali e il diritto all’ascolto dei giovani coinvolti; mantenere in capo al Tribunale per i minorenni la competenza a decidere sul rimpatrio assistito; assicurare la piena tutela dei minori non accompagnati sin dal momento del loro arrivo in Italia nell’attuazione del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo”.

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