Diocesi: Catania, presentato il progetto multimediale con IA “alla scoperta di una fanciulla di nome Agata”

“Alla scoperta di una fanciulla di nome Agata”. Questo il titolo del documentario presentato ieri sera a Catania nella Badia di Sant’Agata. L’evento è stato promosso dalla diocesi di Catania e dal Comitato diocesano per il Giubileo Agatino nel contesto del nono centenario del ritorno delle reliquie della Santa in città (1126-2026) e ha visto alternarsi al tavolo dei relatori che hanno approfondito il rapporto tra devozione tradizionale, rigore scientifico e innovazione tecnologica. Il vicario generale della diocesi, mons. Vincenzo Branchina, ha aperto le relazioni offrendo una riflessione teologica e liturgica sul senso della venerazione delle reliquie. “Le reliquie che veneriamo non sono un feticcio”, ha spiegato Mons. Branchina, ricordando che il corpo è tempio vivo dello Spirito e che il senso di questo Anno Agatino risiede nel favorire l’incontro degli uomini di oggi con Cristo attraverso la testimonianza dei martiri. Ha inoltre citato l’episodio storico del 1220 a Coimbra, legato all’arrivo dei primi martiri francescani che spinse il giovane Fernando a cambiare vita diventando Sant’Antonio di Padova, per sottolineare come l’incontro con i testimoni della fede possa trasformare l’esistenza. In tal senso, ha lodato l’iniziativa come un sano e opportuno utilizzo dei moderni linguaggi per l’evangelizzazione. Successivamente, Padre Antonino La Manna, vicario episcopale per la cultura, si è soffermato sull’evoluzione dei linguaggi comunicativi nella storia della Chiesa, tracciando un parallelo con lo sviluppo dei testi del Nuovo Testamento. Don La Manna ha evidenziato come la Chiesa abbia sempre accolto i cambiamenti culturali e le nuove modalità espressive per trasmettere l’immutato messaggio del Vangelo: “L’intelligenza artificiale non uccide né sostituisce la creatività umana; non potrebbe agire senza l’input della mente dell’uomo. Tutto dipende dall’intenzionalità e dalla qualità di chi utilizza lo strumento”. Il fulcro operativo del progetto è stato illustrato dal suo ideatore, Giuseppe Claudio Carbonaro che ha raccontato la genesi di un lavoro durato cinque mesi di “notti insonni”, nato dal desiderio di tradurre visivamente la Passio di Agata e la traslazione delle sue reliquie per renderle accessibili a parrocchie, scuole e bambini del catechismo.

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