Finanza: Cei, no al “green washing” e al “social washing”

“Nella realizzazione delle proprie decisioni di investimento, anche, e soprattutto, la Chiesa e gli enti religiosi sono chiamati a porsi interrogativi ben precisi in relazione agli obiettivi che si intendono perseguire”. È quanto si legge nelle “Linee guida in materia di investimenti etici e sostenibili”, diffusi oggi dalla Cei, nei quali si richiama il concetto di “ecologia integrale” richiamato da Papa Francesco e ribadito da Papa Leone XIV. Nel testo, si dà ampio spazio anche al tema della comunicazione, mettendo in guardia dal  fenomeno del “washing”, variamente declinato a seconda che riguardi temi ambientali (green washing) o sociali (social washing), ossia la tendenza tipica della strategia di comunicazione e marketing di certe imprese, organizzazioni o istituzioni “finalizzata a costruire un’immagine di sé ingannevolmente positiva, sotto il profilo dell’impatto ambientale, sociale o di governance”. Si verifica una situazione di washing quando, ad esempio, “affermazioni sulla sostenibilità contengono informazioni false o ingannevoli; vengono omesse informazioni rilevanti per le decisioni di investimento; non vi sono informazioni o dati puntuali che supportino quanto dichiarato; le informazioni e i dati vengono comunicati come ‘certificati’ ma in realtà non sono riconosciuti da organismi autore voli; vengono riportate informazioni generiche o poco rilevanti, che generano confusione nell’interpretazione dell’attività svolta dall’azienda”. “Il washing può provocare un danno immediato a singoli consumatori o investitori, o dare a chi lo fa un vantaggio ingiusto sui concorrenti”, il grido d’allarme del documento: “Se il fenomeno non viene tenuto sotto controllo può minare la fiducia nei mercati e nelle politiche di finanza sostenibile, con evidenti ricadute negative per tutti i soggetti coinvolti”.

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