Armi: Rete Italiana Pace e Disarmo su “Semplificazione” a favore dell’industria bellica, “Ue vuole indebolire i controlli sull’export di armi”

Rete Italiana Pace e Disarmo, che fa parte della rete europea Enaat (European Network Against Arms Trade), ha sottoscritto insieme ad altre 25 organizzazioni della società civile europea una lettera aperta indirizzata all’Unione Europea (a eurodeputati, Commissario Kubilius, Presidenza cipriota del Consiglio, gruppo di lavoro COARM, Ministeri nazionali responsabili delle licenze di esportazione) per chiedere “con forza di non indebolire i sistemi di controllo delle esportazioni di armamenti, mascherando scelte politiche di grandissimo rilievo dietro l’etichetta neutra della ‘semplificazione”. I firmatari della lettera sono organizzazioni per la pace, per i diritti umani e per la difesa dell’ambiente provenienti da tutta Europa: dalla Germania alla Slovacchia, dalla Finlandia al Portogallo, dai Paesi Bassi alla Francia e al Belgio. E ovviamente dall’Italia.
“Le armi – spiega in una nota Rete Italiana Pace e Disarmo – non sono una merce come le altre. Non possono essere vendute e trasferite applicando le stesse logiche di mercato unico, semplificazione burocratica ed efficienza industriale che governano il commercio di prodotti ordinari”. Eppure, a parere delle organizzazioni pacifiste – è esattamente questo il rischio concreto che sta emergendo a Bruxelles, mentre si avviano alla conclusione i negoziati sul cosiddetto “Defence Readiness Omnibus”, il pacchetto legislativo con cui la Commissione europea propone di riformare in profondità il settore della difesa nell’Unione europea. I negoziati in sede di “trilogo” tra Parlamento europeo, Consiglio e Commissione sono ora in fase avanzata: le prossime sessioni negoziali sono calendarizzate proprio per questi giorni, rendendo la presa di posizione decisa dalla società civile internazionale di massima urgenza. Secondo le organizzazioni la proposta di modifica rischia di “far perdere agli Stati Membri la visibilità sulla destinazione finale delle armi” e di “facilitare forniture di armi a zone di conflitto o Stati fragili aggirando le garanzie contenute nella Posizione Comune UE sulle esportazioni di armi, nel Trattato sul Commercio delle Armi e nella Convenzione per la prevenzione del genocidio”.
Le organizzazioni firmatarie accusano la Commissione europea di anteporre sistematicamente gli interessi dell’industria della difesa alle esigenze di trasparenza e di controllo democratico, rischiando così di accelerare le vendite globali di armamenti sotto la copertura di una riforma spacciata come meramente tecnica. Insieme alle oltre 25 organizzazioni della società civile firmatarie, Rete Pace Disarmo chiede ai governi dell’UE di rispettare il “diritto europeo e internazionale, in particolare della Posizione Comune UE sulle esportazioni di armi, del Trattato sul Commercio delle Armi e della Convenzione sulla prevenzione del genocidio. Questo impegno non può essere sacrificato sull’altare della competitività industriale”. “Con i negoziati di “trilogo” di questi giorni i decisori europei hanno ora l’ultima occasione per impedire che questo provvedimento si traduca in un lasciapassare globale per il commercio di armi”.

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