Terra Santa: P. Patton (custode), “Lettera di Papa Francesco una carezza ai cattolici di Terra Santa”

Custode di Terra Santa, fra Francesco Patton (Foto Crediti © Paolo Salvaggio / Fondazione Terra Santa)

“Una carezza ai cristiani di Terra Santa e del Medio Oriente, un ulteriore segno concreto della sua vicinanza”. Così padre Francesco Patton, Custode di Terra Santa, definisce al Sir la lettera di Papa Francesco ai cattolici di Terra Santa diffusa oggi dalla Sala Stampa della Santa Sede. “Il Pontefice – afferma il Custode – riconosce che per i cristiani di Terra Santa il Venerdì Santo non ha fine, ma poi riconosce anche che i cristiani di Terra Santa in qualche modo sono testimoni della Risurrezione, con la loro capacità di stare dentro la storia di questa Terra sin dall’inizio”. Un aspetto significativo della lettera, per padre Patton, è “la sottolineatura di Papa Francesco dell’importanza della presenza cristiana in Terra Santa. I cristiani devono poter restare qui e non devono essere costretti ad emigrare. Ciò vale in tutto il Medio Oriente e anche negli altri Paesi del mondo dove i cristiani sono una minoranza perseguitata”. La parola che pervade tutto il testo della lettera di Papa Francesco è ‘pace’: “Il pontefice – a riguardo – cita San Papa Paolo VI, e la sua Nobis in animo, di 50 anni fa che recava la data del 25 Marzo 1974. Sembra che in questi 50 anni non siano stati fatti passi verso una pace reale, stabile, verso una pace che sia politica”. “Ringrazio Papa Francesco per questa lettera che ci affida alle mani del Signore e ci pone sotto la protezione della Vergine Maria. Il Pontefice non ha fatto mai mancare la sua vicinanza alla Terra Santa e il desiderio di pace per essa. Sull’esempio del Papa anche i cristiani nel mondo facciano sentire la loro vicinanza alla Terra Santa e si facciano pellegrini qui nei Luoghi Santi. Oggi è possibile venire in sicurezza a fare un pellegrinaggio, non è un atto coraggioso e imprudente. I cristiani di Terra Santa hanno bisogno di vicinanza quando le condizioni sono difficili. Pellegrinare è un atto di fede che ci permette di condividere la sofferenza con i cristiani locali”.

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