Affido: Ercoli (Fonte d’Ismaele), “non si ponga come alternativa alla famiglia biologica né ridurlo ad un albergo. Mettere al centro il minore”

“La nostra associazione rivolge un accorato appello ai decisori politici perché il nuovo provvedimento ponga al centro delle scelte la persona di minore età e il suo ascolto superando logiche di familismo naturale e biologico a favore di una genitorialità responsabile e utile allo sviluppo umano integrale del bambino del ragazzo e dell’adolescente dell’uomo che verrà”. Lo dichiara Lucia Ercoli, coordinatrice dell’Osservatorio sui minori “Fonte D’Ismaele” in merito al ddl sulla “tutela dei minori in affidamento”, presentato ieri in Consiglio dei ministri.
“L’affido – aggiunge Ercoli – non deve assolutamente porsi come alternativa alla famiglia biologica, ma è anche vero che non possiamo ridurlo a mero collocamento del bambino e del ragazzo al pari di un albergo. Un bambino che entra in una nuova famiglia sviluppa legami familiari costitutivi della propria identità senza che questi alieni i legami affettivi con la famiglia d’origine”.
“La norma – continua – a nostro avviso dovrebbe tradurre l’affido in una disciplina che porta il minore ad avere non più una sola famiglia, ma due famiglie in cui possa muoversi liberamente e secondo le sue inclinazioni. Si tenga conto che se una famiglia naturale possa essere disfunzionale rispetto alla crescita del bambino. Va fatta una prognosi esatta della recuperabilità della famiglia e del tempo in cui questa recuperabilità viene fissata altrimenti si dispone l’apertura di una procedura che porti all’adozione in casi particolari”.
“Ci auguriamo che la nuova norma – sottolinea Ercoli – tuteli il diritto del minore ai legami significativi dandogli la possibilità di mantenere e sviluppare rapporti affettivi adeguati con la famiglia che lo ha ospitato che lo ha accolto che lo ha aiutato a crescere nel tempo dell’affido”.
“L’affido – aggiunge – non sia riconosciuto come corsa non solo alternativamente all’istituzione in case famiglia, ma come risorsa alla costruzione di legami capaci di ridare omogeneità e organicità al tessuto sociale. I genitori affidatari non sono i custodi di un bene materiale, ma sono custodi attivi di un bene immateriale che la persona che del bambino che gli viene affidato”.
“In quest’ottica – conclude Ercoli – vanno potenziati i servizi sociali soprattutto per far sì che la famiglia d’origine e la famiglia affidataria diventino un’unica famiglia in cui il bambino non è assolutamente conteso ma in cui il bambino è unitamente custodito”.

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