Papa Francesco: a Leaders pour la Paix, “promuovere cultura dell’incontro, dialogo e collaborazione multilaterale”

La pandemia “ha messo in crisi anche l’agire politico in sé stesso, la politica in quanto tale. Ma pure questo fatto può diventare un’opportunità, per promuovere una ‘migliore politica’, senza la quale non è possibile ‘lo sviluppo di una comunità mondiale, capace di realizzare la fraternità a partire da popoli e nazioni che vivano l’amicizia sociale'”, ha detto Papa Francesco ai membri della “Fondation Leaders pour la Paix”, ricevuti questa mattina in udienza. Una politica “che si attui come ‘architettura e artigianato della pace'”, ha spiegato citando l’enciclica “Fratelli tutti”. Secondo il Papa, per costruire la pace sono necessarie entrambe le cose: l’“architettura”, “nella quale intervengono le varie istituzioni della società”, e l’“artigianato”, che “dovrebbe coinvolgere tutti, anche quei settori che spesso sono esclusi o resi invisibili”.
Si tratta dunque, ha spiegato Francesco, di “lavorare contemporaneamente a due livelli: culturale e istituzionale. Al primo livello è importante promuovere una cultura dei volti, che ponga al centro la dignità della persona, il rispetto per la sua storia, specialmente se ferita ed emarginata. E anche una cultura dell’incontro, in cui ascoltiamo e accogliamo i nostri fratelli e sorelle”. Al secondo livello – quello delle istituzioni – è “urgente favorire il dialogo e la collaborazione multilaterale, perché gli accordi multilaterali garantiscono meglio di quelli bilaterali ‘la cura di un bene comune realmente universale e la tutela degli Stati più deboli'”. In ogni caso, ha concluso citando ancora un’affermazione della sua enciclica, “non fermiamoci su discussioni teoriche, prendiamo contatto con le ferite, tocchiamo la carne di chi subisce i danni”.

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