Vita consacrata: vescovi Emilia-Romagna, “nutrire le relazioni fraterne di una umanità più vera”

“La pandemia, per noi, è stata anche una esperienza di spoliazione. Siamo rimasti storditi e disorientati dall’improvvisa cancellazione di impegni, dal continuo rinvio a tempo indeterminato di scadenze programmate e magari preparate con un massimo di zelo. Ci siamo sentiti interiormente svuotati dall’assenza di riti, di celebrazioni, di ‘strutture’ comunitarie'”. Lo scrive la Commissione episcopale per la vita consacrata dell’Emilia Romagna nella lettera “Chiamati a conversione”, approvata dalla Conferenza episcopale regionale, rivolta alle sorelle e ai fratelli della vita consacrata nella Regione e inviata alle comunità e case religiose. L’iniziativa è stata realizzata per invitare a una riflessione su come i religiosi, le religiose e le altre persone consacrate hanno vissuto il tempo della pandemia e come questa abbia influito sulla vita interiore, sulle attività di apostolato e sulla vita interna delle comunità, sulla fraternità tra religiosi e sulla testimonianza davanti al mondo. Tutto ciò mettendo in risalto le esperienze di condivisione, le criticità e le prospettive della chiamata in questo tempo di conversione.
L’attenzione ricade sulla “forzata convivenza, imposta dalla pandemia”, che “ci ha offerto una fotografia della reale condizione della vita consacrata”, “distante dall’alta, esigente bellezza di una vita profumata di Vangelo”. “Un ‘codice’, il Vangelo, che non possiamo limitarci a ‘predicare’, ma che siamo impegnati a ‘praticare’ con l’umiltà di discepoli che si sanno fragili e incoerenti, eppure innamorati dell’unico Maestro”. Riconoscendo che “siamo generosi nel ‘fare apostolato'”, i vescovi evidenziano che “non possiamo non renderci conto che sono le relazioni fraterne, vissute nelle nostre comunità, a dover essere nutrite della linfa di una umanità più vera e più piena, proprio perché più cristiana”.
Infine, lo sguardo è rivolto alla “nostra povertà”, che “non è un impedimento ad amare, ma il luogo in cui la nostra libertà è chiamata ad aprirsi in pienezza alla tenerezza di Dio, e a passare per il crogiuolo dell’amore, per farsi dono gratuito a tutti. E, primi fra tutti, ai più poveri”.

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