Carceri: don Grimaldi (ispettore cappellani), “non siano polveriera di rabbia”. Il “faticoso servizio” della Polizia penitenziaria

“Il carcere a nessuno deve togliere il ‘diritto alla Speranza’. La vostra è una missione esaltante e profondamente umana anche con le sue criticità e tensioni vissute nei diversi istituti”. Lo ha sottolineato don Raffaele Grimaldi, ispettore generale dei cappellani nelle carceri italiane, nella messa celebrata oggi a Roma per la festa di San Basilide, proclamato patrono della Polizia penitenziaria il 2 settembre del 1948. “Il carcere – ha proseguito – non deve essere una ‘polveriera di rabbia’ dove in passato si sono scatenate violenze inaudite, ma deve essere inteso, con l’aiuto di tutti, un luogo di riscatto e di rinascita”. Perciò, ha osservato il sacerdote rivolgendosi agli agenti della Polizia penitenziaria presenti alla messa, “la società deve riconoscere in voi questo impegnativo servizio, faticoso e nascosto che quotidianamente svolgete dietro le sbarre. Carcerati con i carcerati”.
Per l’ispettore generale, “i mesi trascorsi durante il periodo della pandemia hanno ferito ognuno di noi: il lavoro stressante, la preoccupazione e l’enorme fatica per la gestione della sicurezza delle carceri ci hnnoa fatto comprendere ancora di più che dobbiamo ‘remare insieme’ per uscire dalla notte e per far ì che la barca, dove noi tutti navighiamo, non affondi ma possa invece approdare in sicurezza”.
Con una emergenza sanitaria non ancora rientrata, ha evidenziato don Grimaldi, “questo tempo di chiusura che noi tutti abbiamo vissuto e stiamo ancora vivendo, deve aiutarci ancora di più a farci riflettere per essere pronti nel gestire nuove eventuali criticità, affinché nessuno di noi si trovi poi impreparato nel gestire le future emergenze”.
E ha concluso: “San Basilide, soldato e martire vostro protettore, possa insegnare a tutti noi la vera strada per vivere nei nostri istituti di pena la comunione fraterna, il senso di appartenenza a una grande famiglia, il senso del dovere e del servizio fedele, l’attenzione alla dignità all’altro e, soprattutto, faccia accrescere sempre di più dentro di noi” la consapevolezza che “la giustizia senza misericordia si trasforma in vendetta”.

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