Coronavirus Covid-19: Argentina. Appello dei “curas villeros”, “non può mancare un’ambulanza nei quartieri popolari di Buenos Aires”

Si può morire per il mancato arrivo di un’ambulanza? È quello che è accaduto nella periferia di Buenos Aires, secondo la denuncia dei “curas villeros” i sacerdoti che prestano servizio nelle “villas de emergencia”, i quartieri più poveri della periferia della capitale argentina. Il gruppo di sacerdoti, guidati dal vescovo ausiliare di Buenos Aires e vicario per le “villas”, mons. Gustavo Carrara, e da padre José María “Pepe” Di Paola, ieri ha tenuto una conferenza stampa nel piccolo ospedale Masantonio (dove vengono curati soprattutto i malati di tubercolosi con problemi di tossicodipendenza), nel territorio della parrocchia della Vergine di Caacupé, per denunciare la situazione sanitaria nei quartieri poveri di Buenos Aires, soprattutto durante questa emergenza per il Covid-19. Il testo della dichiarazione, firmata da numerosi “curas villeros” e letta durante la conferenza stampa, si intitola “L’inderogabile necessità di un’ambulanza nelle villas e nei quartieri popolari”.
Padre Lorenzo “Totò” De Vedia ha raccontato quanto è accaduto qualche settimana fa: “Ramona Collante è morta il 30 maggio. Il Servizio sanitario è stato chiamato più volte perché la febbre non diminuiva. Quando, due ore dopo, l’ambulanza è arrivata, Ramona era già deceduta. Questo fatto, come tanti altri, per esempio cito bambini che sono morti dissanguati perché l’ambulanza ha impiegato ore per arrivare, ci mostra l’emergenza medica in cui viviamo nei nostri quartieri della capitale e della provincia della Grande Buenos Aires”.
Il documento propone che “in quelle città o quartieri popolari che mostrano capacità organizzative, lo Stato può mettere a disposizione” un mezzo per il trasporto dei malati. “Non si tratta di sostituire il sistema medico ufficiale di emergenza, ma di integrare il servizio statale”.

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