Vita consacrata: Uisg e Usg, “avviare processi che portino a una cultura della cura”

“È un tempo che ci invita a curare l’ascolto, a creare spazi di silenzio contemplativo e di scambio sia di riflessioni che di dati concreti, affinché il discernimento non sia precipitoso e le conclusioni affrettate. Come vita religiosa, vogliamo avviare processi che portino a una cultura della cura, attraverso il dialogo profondo con i nostri compagni e compagne nella missione“. Lo si legge nella lettera preparata dai consigli esecutivi dell’Unione superiori generali (Usg) e dell’Unione internazionale delle Superiore generali (Uisg), inviata ieri a tutti i membri, dedicata alla vita consacrata in tempo di pandemia. Dai religiosi l’incoraggiamento a confratelli e consorelle ad “ascoltare tutte le generazioni”, “ascoltare con attenzione e leggere la realtà”. Ricordando che “il confinamento ci ha portati a concentrare ed esprimere la nostra solidarietà a livello locale, talvolta in una cerchia ristretta”, Usg e Uisg evidenziano che “abbiamo riscoperto il nostro prossimo”. Soffermandosi sull’impossibilità di celebrare l’Eucaristia con il popolo, religiosi e religiose riferiscono che “ci siamo riuniti attorno al pane della parola del Signore, ma non sempre abbiamo potuto partecipare al corpo e sangue di Gesù”. “Questa esperienza ci ha fatto comprendere ancor più la preziosità della fonte della nostra vita cristiana e religiosa e ha svegliato in noi il profondo desiderio di adorarlo in Spirito e verità”. Di qui l’impegno a “prenderci cura della vita degli scartati, che questa pandemia ha moltiplicato in maniera esponenziale”. “Siamo chiamati a prenderci cura del presente e del futuro dell’umanità, nella sua relazione con l’ambiente – conclude la lettera -, accompagnando i giovani e imparando da loro, per rinnovare il senso della nostra vita e missione come persone consacrate”.

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