Coronavirus Covid-19: mons. Bertolone (vescovi Calabria), “Dio non va in quarantena”. “Chiesa sempre più ospedale da campo per curare feriti e ‘invisibili’”

“Dio non va in quarantena. Se, in nome della salute pubblica, vescovi e preti non potranno ancora radunare il popolo in chiesa, non smetteremo di ‘convocare’ ‘chiese domestiche’ e quelle dei luoghi di lavoro. Dobbiamo essere creativi per evitare che Dio e la vita spirituale siano considerati un optional”. Ad affermarlo, in un’intervista pubblicata sul portale della Conferenza episcopale di Calabria, è il presidente dei vescovi calabri, mons. Vincenzo Bertolone, auspicando che dopo le nuove disposizioni sui funerali “presto saranno varati provvedimenti circa la piena ripresa del culto”. Sulle difficoltà della Chiesa in tempo di pandemia avverte: “Non esistono una Chiesa ed una comunità, ma una comunità che si fa Chiesa. E la pandemia, pur con le porte delle chiese socchiuse e le messe per ora celebrate streaming, ha fatto riscoprire la Chiesa che è in ogni casa”. Pronte le risposte della Chiesa di Calabria all’emergenza sanitaria e sociale: “Le nostre chiese stanno seguendo il criterio della gerarchia dei bisogni”. Anche “grazie al sostegno dell’otto per mille”, “si è partiti da quattro bisogni” resi più acuti dalla pandemia: mensa, aiuti alimentari, accoglienze, lavoro”. Contemporaneamente, “alcune diocesi hanno messo a disposizione strutture per ospitare i sanitari impegnati nella lotta al virus; altre hanno effettuato donazioni in favore degli ospedali. La Conferenza episcopale calabra ha donato tre ventilatori polmonari al Policlinico universitario di Germaneto”. Secondo il presule, la missione della Caritas sta cambiando perché “stanno cambiando i bisogni della gente e la Chiesa si autopercepisce sempre di più come un ospedale da campo per curare i feriti, sollevare i caduti, ridare speranza a chi ora è disperato”. Inoltre, la pandemia ci sta facendo conoscere i nuovi bisogni dei cosiddetti “invisibili”, cioè “coloro che a casa non possono stare,… perché non ce l’hanno. O anche chi non può neanche fruire di un sussidio perché non è censito né dalle aziende, né dai servizi sociali”.

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