Ragazzi fuori famiglia: Care leavers network Italia, “un momento particolarmente delicato è l’uscita dal percorso di accoglienza”

L’indagine campionaria nazionale sui care leaver, presentata oggi a Roma, in occasione della seconda Conferenza nazionale del “Care leavers network Italia”, ha coinvolto, attraverso un questionario, 373 ragazzi e ragazze tra i 15 e i 25 anni che vivono o hanno vissuto un periodo in una comunità di accoglienza oppure in affido familiare: il 30% di questi ragazzi è ancora sotto la soglia della maggiore età, il 53% sono uomini e 47% donne; il 64% è nato in Italia; il 36% in un altro Paese (soprattutto in Albania, Pakistan e Romania); il 21% è arrivato in Italia come “minore straniero non accompagnato”. Non si tratta di orfani, tutti hanno dei genitori. Tutti hanno avuto una storia di accoglienza in comunità (98%) oppure in affido (33%) oppure in entrambe le situazioni (31%). Chi non vive con i genitori, da loro riceve ascolto e comprensione spesso o a volte nel 57% dei casi, ma non riceve (o riceve raramente) contributi economici, materiali, cura e accudimento nell’84% dei casi. Per il 94% dei rispondenti il percorso di accoglienza è stato un’opportunità di cambiamento; per l’85% è stata un’ancora di salvezza e ha permesso di trovare persone con cui costruire legami importanti (87%); per l’80% è stata però un’esperienza faticosa; il 14% ritiene sia stata un’esperienza complessivamente negativa; il 18% ritiene sia stata un’esperienza in cui si è sentito trattato male.
Un momento particolarmente delicato è l’uscita dal percorso di accoglienza. Il 48% ritiene che l’uscita non sia stata pianificata gradualmente. I principali attori a cui è riconosciuto un ruolo di sostegno in questa fase sono gli operatori della comunità (41%), gli amici (15%) e nel 13% nessuno. Il 56% ha potuto usufruire di un percorso all’autonomia specifico (una comunità di alta autonomia, un luogo dove andare a vivere, un progetto personalizzato…). Il 75% dei rispondenti ritiene sia importante poter mantenere un rapporto con gli affidatari o gli operatori della comunità dopo l’uscita. Il 59% dei rispondenti sta studiando. Tra coloro che non studiano più, circa il 20% ha dichiarato di aver smesso di studiare in quanto non aveva le possibilità per farlo.
Il 34% dei rispondenti lavora continuativamente tutti i giorni o per alcuni giorni fissi alla settimana. Il 14% lavora in modo occasionale, talvolta in contemporanea agli studi. Il 55% di coloro che sono già usciti dal percorso di accoglienza non ha beneficiato di un percorso di inserimento lavorativo/tirocinio. In generale, il 63% dichiara di essere molto ottimista rispetto alla possibilità di essere autonomo e raggiungere i propri obiettivi, il 62% di stare in buona salute e il 55% di saper accettare la propria storia.

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