“Sebbene non immorali intrinsecamente, nate anzi per favorire l’innovazione tecnologica in ambito finanziario”, le cripto-attività “registrano la mancanza di un quadro normativo di riferimento completo”. È quanto si legge nelle “Linee guida in materia di investimenti etici e sostenibili”, diffuse oggi dalla Cei, su una tipologia di investimenti finanziari molto recente. “La loro negoziazione sui mercati è caratterizzata da un elevato grado di volatilità e opacità, e spesso la loro finalità è quella di finanziare attività illecite (riciclaggio di denaro, finanziamento al terrorismo, ecc.)”, il grido d’allarme del testo: “In attesa di un’evoluzione della normativa e del mercato, e in virtù del rischio di forti oscillazioni nel prezzo, tale investimento non sembra opportuno per i soggetti più prudenti”. Nel testo, vengono date indicazioni anche sui gestori degli investimenti, che “devono essere selezionati con grande attenzione e con un processo in grado di individuare i migliori”. Dopo avere effettuato la scelta iniziale, infatti, “è importante monitorare continuamente le performance dei gestori, al fine di comprendere le motivazioni per i risultati conseguiti, particolarmente per i risultati molto positivi o negativi”.