Suicidio assistito: mons. Pavanello (Adria-Rovigo), “legge presenta aspetti divergenti rispetto al valore evangelico della tutela della vita”

“Quale consapevolezza abbiamo che essere cristiani vuol dire essere discepoli di Gesù?”. Con questa domanda il vescovo di Adria-Rovigo, mons. Pierantonio Pavanello, ha proposto una riflessione sul tema dell’identità cristiana nell’ambito pubblico durante la Festa patronale della Natività di Maria. “La difesa dei “valori cristiani”, spesso affermata dai nostri politici e amministratori, è lodevole se esprime il desiderio di portare nella società civile lo spirito di fratellanza, di giustizia e di riconciliazione predicato da nostro Signore, è contraddittorio quando invece intende creare delle barriere e delle divisioni a chi non è dei “nostri”, ha sottolineato mons. Pavanello. Durante l’omelia il presule ha ricordato la recente approvazione da parte del Consiglio regionale del Veneto della legge sul “suicidio medicalmente assistito”. “Questa legge presenta aspetti fortemente divergenti rispetto al valore evangelico della tutela della vita. Molti dei consiglieri che l’hanno votata si sono affrettati a ribadire la loro identità cristiana e cattolica. Non credo siano in malafede o facciano un uso strumentale della religione, ma è lecito chiedere loro quale significato diano al loro essere cristiani: solo un’appartenenza esteriore o un essere discepoli di Gesù e del suo Vangelo?”. Mons. Pavanello ha spiegato poi che questa domanda “ci riguarda tutti: del resto politici e amministratori sono lo specchio fedele di chi li ha eletti e che sono chiamati a rappresentare. Tutti, veneti, polesani, lendinaresi dobbiamo chiederci se il nostro dirci cristiani è solo un fatto di appartenenza ad una comunità sociale, umana o se risponde ad un cammino autentico di sequela del Signore Gesù”.

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