“Fin dall’inizio è apparso evidente che il Papa avrebbe dovuto incontrare persone vittime di abusi sessuali, alla luce del contesto che tutti conosciamo, sia all’interno della Chiesa sia, più in generale, nella società”. E’ mons. Pierre-Antoine Bozo, portavoce della Conferenza episcopale di Francia, a parlare questa mattina in conferenza stampa con i giornalisti dell’incontro che durante la sua visita-pellegrinaggio al Santuario di Lourdes, il Papa avrà con un piccolo gruppi di persone vittime di abusi. Mons. Bozo sottolinea l’impegno dei vescovi a “prendersi cura di queste persone e, allo stesso tempo, mantenere la massima vigilanza sul fronte della prevenzione, affinché la Chiesa possa essere quella “casa sicura” che desideriamo costruire. Per questo – aggiunge – era naturale prevedere un incontro con alcune vittime. La questione riguardava piuttosto le modalità di questo incontro”. Si sono infatti sollevate polemiche circa la partecipazione delle vittime ad un incontro con il Papa. A questo proposito, il portavoce ha spiegato: “A guidare la scelta è stato il desiderio espresso dallo stesso Santo Padre, che ha voluto un momento realmente personale e improntato al dialogo diretto. Questo ha comportato necessariamente un numero ristretto di partecipanti. Si è quindi optato per un incontro con sette persone. L’alternativa sarebbe stata quella di un gruppo più ampio, composto da una cinquantina di persone, con uno scambio di interventi e discorsi che, evidentemente, non avrebbe avuto la stessa portata né la stessa intensità”. In ogni caso, non era questa “la volontà di Papa Leone XIV”. Le sette persone sono state individuate attraverso un lavoro congiunto della Conferenza episcopale francese e della Conferenza dei religiosi e delle religiose di Francia, che hanno preparato insieme questo momento di circa un’ora, previsto a Lourdes. La selezione è stata effettuata sulla base di criteri semplici ma significativi: la presenza sia di uomini sia di donne; di persone che hanno subito abusi da minorenni e da adulte; di vittime provenienti da diversi contesti ecclesiali, tra cui il mondo religioso, quello diocesano, l’ambiente scolastico e quello parrocchiale. L’obiettivo era garantire una rappresentatività il più possibile equilibrata e fedele alle diverse esperienze vissute. A tale scopo, la Conferenza episcopale, attraverso il proprio servizio per la tutela dei minori, mantiene rapporti con circa quaranta interlocutori, tra associazioni, collettivi e singole persone vittime di abusi. Anche le associazioni e i gruppi di vittime hanno proposto alcuni nominativi. È dall’insieme di questo lavoro che è scaturita la scelta finale. “Siamo consapevoli che questo può aver generato una certa delusione in quanti non sono stati selezionati”, ha detto il portavoce. “Tuttavia, ciò che si è voluto privilegiare è stata la qualità dell’incontro con il Santo Padre, affinché potesse svolgersi un vero scambio personale”. Il portavoce fa infine sapere che tutte le persone, i gruppi e le associazioni che hanno manifestato il desiderio di partecipare all’incontro potranno trasmettere al Papa le proprie riflessioni e testimonianze attraverso un documento scritto, che sarà consegnato personalmente al Santo Padre. Infine, nel mese di dicembre è previsto un momento di restituzione e condivisione sull’esperienza vissuta. Vi prenderanno parte non solo coloro che avranno partecipato direttamente all’incontro, ma anche tutte le persone che avevano manifestato interesse a esservi coinvolte.