“Sono contento di essere a Milano e di continuare questo servizio. La mia preferenza sarebbe stata per concludere, ma più per amore dalla scadenza che non per stanchezza o per fatica. Sono una persona che prende le cose come sono e fa il meglio che può finché gli è data la possibilità di farlo”. A dirlo, in riferimento alla proroga di un anno quale arcivescovo ambrosiano, concessagli dal Papa, è monsignor Mario Delpini che, a margine del pontificale solenne per l’inizio dell’anno pastorale 2026-2027, con i cronisti, ha parlato anche del capoluogo lombardo con le scadenze elettorali che attendono, e del contributo che può offrire la diocesi. “La Chiesa ambrosiana è una realtà molto ricca, c’è l’arcivescovo, ma anche molti laici impegnati nelle diverse responsabilità sociali, politiche, amministrative”. C’è tanta gente che aspetta un aiuto – ha continuato il presule –, che si aspetta un’organizzazione più equa della società. “La Chiesa deve dire, da un lato, la fiducia nel fatto che il bene si può fare e la giustizia si può realizzare, dall’altro, la protesta per una diseguaglianza scandalosa tra i cittadini troppo ricchi e quelli troppo poveri. Credo anche che debba esprimere un invito a sognare, ad avere orizzonti, a immaginare non soltanto quello che c’è da fare per oggi e per domani, ma come sarà la città negli anni che vengono, quindi anche per affrontare alcuni temi molto gravi come l’invecchiamento e la solitudine”.
Non è mancata una riflessione sulle recenti prese di posizione e scelte di alcune regioni relative al fine-vita. “Io non mi intendo tanto di procedure, immagino che alcune cose non siano di competenza delle regioni, però quello che mi interroga è più il segnale che ciò lancia la società. Mi pare che ci sia un grande investimento a procurare la morte e una scarsa attenzione a favorire la vita. Lo dico sia per le cose clamorose come la guerra e tutto quanto semina morte, sia per le persone che soffrono, proponendo come soluzione di non soffrire più e quindi di cercare la morte invece che cercare le condizioni per una vita degna”.