“La salvezza che Dio Padre opera nella storia non è un evento fragoroso, un intervento divino dall’alto con cui tutto viene messo in ordine una volta per tutte; non è nemmeno un disegno di bene che si realizzi mediante le diverse forme di potere e di forza che attraversano e scuotono la storia; la conversione del mondo non passa nemmeno, semplicemente, dal consegnare all’uomo delle buone regole da seguire e applicare. Il bene del mondo e la sua salvezza si realizzano grazie al cuore spalancato di chi come Maria è tutta aperta a Dio”. Lo ha detto l’arcivescovo di Firenze, mons. Gherardo Gambelli, celebrando nel pomeriggio dell’8 settembre la messa in occasione della Festa della Natività di Maria, nella basilica della Santissima Annunziata.
“Il grande desiderio di Dio è essere con noi, essere per noi l’Emmanuele: Dio-con-noi. Questo è il senso profondo dell’alleanza di Dio con l’uomo”, ha proseguito, evidenziando che “solo questa vicinanza di Dio è davvero all’altezza del bisogno dell’uomo, una vicinanza che non si realizza ‘nonostante’ l’uomo, ma ne cerca l’amore e la libertà, si propone ad esso come vediamo nella bellissima immagine dell’Annunciazione”.
Dio si propone di entrare nella vita degli uomini, “per realizzare una vicinanza assoluta”, perché si possa essere “conformi all’immagine del Figlio suo”. “Solo chi vive come Maria e Giuseppe – che non ebbero delle vite semplici – l’apertura del cuore al Mistero di Dio potrà anche scoprire, come scoprirà lo stesso Paolo, che ‘tutto concorre al bene di coloro che amano Dio’. Perché – ha osservato mons. Gambelli – solo questa semplicità di cuore permette di accogliere in noi, come Maria, la vita di Gesù scoprendo così che il bene non significa che non ci siano problemi, dolori o drammi, ma che il bene è qualcosa che si può desiderare, cercare, praticare e vivere, perché attraverso di noi l’amore e la vicinanza di Dio continui ad essere sperimentata e accolta dagli uomini e le donne del nostro tempo”.
Nella genealogia di Gesù nel Vangelo di Matteo “vi leggiamo, oltre quello della Madonna, il riferimento ad altre quattro donne: Tamar, Rahab, Rut e ‘la moglie di Uria’. Sono tutte donne che non appartengono al popolo ebraico, esse per così dire, vengono da fuori: da sempre la grande storia di Israele porta dentro l’orizzonte del mondo intero e dell’umanità tutta. Il ‘sì’ di Maria porta in sé l’umanità tutta, perché il Dio-con-noi, il Verbo incarnato, è anche il Dio-per-tutti, colui che non conosce limiti e che tutto abbraccia degli uomini e donne di ogni tempo”. L’arcivescovo ha concluso: “Chiediamo anche noi, come la Madonna, di poter dire «sì», affinché la carità, la cura e la tenerezza di Dio possa raggiungere i bisognosi nel corpo e nell’anima di questo nostro presente ferito, sperimentando anche noi che tutto misteriosamente ma realmente concorre al Bene”.