Festa Madonna di Monte Berico: mons. Moraglia (Venezia), “riscoprire il vero valore del sacro e la parola riconciliazione”

Il Monte Berico è “il Monte Sanctum, il Monte Santo: un luogo nel quale l’uomo è invitato a riconoscere che la sua vita non si esaurisce nelle cose immediate, nei problemi, nelle paure, nelle divisioni, nelle preoccupazioni quotidiane. C’è una dimensione più profonda dell’esistenza: la dimensione del rapporto con Dio. E forse proprio questo è uno dei messaggi più importanti che possiamo raccogliere oggi: riscoprire il vero valore del sacro”. Lo ha detto, oggi, mons. Francesco Moraglia, patriarca di Venezia, celebrando la messa presso il santuario della Madonna di Monte Berico (Vicenza) per il VI centenario delle apparizioni della Madonna.
“Il sacro non ha come suo fine ultimo quello di separare – ha spiegato il presule -. Non è una fuga dalla storia. Non è un luogo nel quale l’uomo si allontana dagli altri. Al contrario, il sacro unisce a Dio e, proprio per questo, ci rende capaci di unirci gli uni agli altri. Se il sacro fosse soltanto separazione, non sarebbe il sacro cristiano. Il Dio che adoriamo non rimane lontano dall’uomo: entra nella nostra storia. E questo è precisamente ciò che riscontriamo nella Vergine Maria”.
Il patriarca ha ricordato che “il contesto nel quale ebbero origine le apparizioni è quello di una grande prova: la terra vicentina era stata colpita duramente dalla peste e il popolo viveva nella paura, nella sofferenza, nell’incertezza”.
Nella tradizione legata alle apparizioni di Vincenza Pasini, “la Beata Vergine Maria si manifesta proprio dentro questa situazione di dolore, indicando un luogo di preghiera e di affidamento, fino alla promessa dell’edificazione di un santuario”. Per mons. Moraglia, “è importante cogliere questo particolare: Maria non appare quando tutto sembra risolto, quando tutto va bene. Maria appare quando il popolo è nella prova. Ed è per questo che, dopo 600 anni, la sua presenza continua a parlarci. Perché anche noi viviamo in un tempo nel quale non mancano le prove. Abbiamo conosciuto, in Europa, negli ultimi ottant’anni un tempo di sostanziale pace, anche se i conflitti non sono mai mancati. Ma negli ultimi anni siamo stati drammaticamente risvegliati alla realtà della guerra”.
Dopo aver indicato le date del 24 febbraio 2022, quando ebbe inizio l’invasione russa su larga scala dell’Ucraina; del 7 ottobre 2023, quando iniziò l’attuale drammatica fase della guerra in Israele e Gaza; dell 28 febbraio 2026 quando deflagrò lo scontro tra Stati Uniti ed Iran, il patriarca ha sottolineato: “La guerra ha una data d’inizio; la pace, invece, richiede un cammino lungo, difficile e mai scontato. Richiede conversione, dialogo, giustizia, perdono, riconciliazione. E allora comprendiamo perché oggi, davanti alla Madre della Misericordia, dobbiamo riscoprire proprio questa parola: riconciliazione”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Chiesa