A volte la solidarietà bussa alla porta di casa e cambia la vita. Questa l’esperienza di una donna marocchina con figli, aiutata a Milano dalla Conferenza San Dionigi della Società San Vincenzo De Paoli. I grandi palazzoni milanesi possono diventare un deserto ed è qui che la visita a domicilio può aiutare. “L’impatto iniziale non è sempre privo di ostacoli: a volte ci si scontra con la vergogna e la diffidenza. Eppure, la perseveranza della presenza scardina ogni resistenza. Quando si varca quella soglia, la città si ferma e si crea un legame amicale profondo”, dichiara Giovanna, presidente della Conferenza San Dionigi di Milano. Così la presidente ,con un’altra socia della Conferenza San Dionigi, ha contribuito al riscatto di una giovane madre, originaria del Marocco, che viveva in ristrettezze con i figli dopo aver detto basta alle violenze da parte del marito. Dopo un tentativo di rientro in Marocco andato male, la signora è tornata a Milano nella speranza di ricostruire la vita propria e dei figli, ma all’inizio è stato difficile finché non hanno bussato alla sua porta le socie della San Vincenzo De Paoli, che l’hanno sostenuta mentre cercava un lavoro e poi le hanno fatto conoscere un’altra donna marocchina che le ha offerto un’opportunità di lavoro: “Ha notato che avevo un livello di studi discreto e che parlavo un po’ l’italiano. Così mi ha consigliato di provare a svolgere la professione di mediatrice linguistica e culturale. E quella è stata la mia prima esperienza di lavoro in Italia”, racconta.
La consegna di un pacco alimentare è, per la San Vincenzo De Paoli, una chiave d’accesso: è lo strumento delicato per stabilire un contatto, per abbattere le barriere della vergogna e della diffidenza. La carità della Società di San Vincenzo De Paoli non si limita a tamponare l’emergenza di un giorno, ma prende in carico la storia della persona. L’obiettivo profondo di ogni visita è attivare un percorso personalizzato, un accompagnamento fraterno e competente che aiuti l’individuo a riprendere in mano le redini della propria esistenza, offrendogli gli strumenti materiali per uscire definitivamente dal bisogno e riconquistare la piena autonomia. “Ho incontrato persone buone che hanno compreso la mia sofferenza e mi hanno dedicato parte del loro tempo – dice la mamma marocchina -. In particolare, la signora Giovanna, la signora Betty e la signora Carla, così come il gruppo di volontari i cui nomi rimarranno scolpiti nella mia memoria. Non dimenticherò mai la loro sensibilità, la loro umanità e il loro contatto costante, il loro sostegno e l’attenzione che hanno dedicato al percorso dei miei figli. Cosa posso dire? La parola ‘grazie’ è troppo poca per loro”.