Terra Santa: l’impegno della Fondazione Giovanni Paolo II a sostegno della comunità cristiana in particolare a Gerusalemme e a Betlemme

(Foto Fondazione Giovanni Paolo II)

“Guardandovi e pensando al servizio silenzioso e benefico che svolgete e ai tanti benefattori che attraverso di voi destinano risorse a chi ha bisogno, non posso non pensare a quanto denaro, in questo oscuro frangente storico, viene sprecato per uccidere, gettato via da tanti che fomentano le guerre. Mentre voi generate vita, loro seminano morte; mentre voi tendete la mano al fratello, loro trovano nemici da schiacciare; mentre voi create dialoghi, loro ricercano monologhi; mentre voi aprite vie di speranza, loro rinchiudono i popoli nella paura; mentre voi costruite futuro, loro distruggono il presente”. Sono parole importanti quelle di Leone XIV all’udienza che ha chiuso la 99ª assemblea plenaria di Roaco (Riunione delle opere per l’aiuto alle Chiese orientali) a cui hanno partecipato per la Fondazione Giovanni Paolo II il presidente Damiano Bettoni e il consigliere Pino Gulia. Bettoni, al momento del breve saluto personale col Santo Padre, lo ha ringraziato per il suo alto magistero in favore della pace e per la costante attenzione ai diritti delle persone migranti.
Per la Fondazione Giovanni Paolo II, l’Assemblea è stata anche l’occasione per un nuovo confronto col custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, con cui c’è un forte legame e un dialogo costruttivo. Significative le sue parole nell’illustrare a Roaco le tre dimensioni fondamentali della missione della Custodia: dei luoghi santi, delle persone e della memoria.
Bettoni e Gulia hanno presentato al custode uno dei punti cardine del Piano strategico della Fondazione appena redatto e che farà da bussola per i prossimi 5 anni: il rinnovato impegno in Terra Santa, radice e futuro del proprio impegno.
“Come Fondazione – ha detto Bettoni – siamo chiamati a sostenere la comunità cristiana in particolare a Gerusalemme e a Betlemme. Questo impegno, da sempre centrale per la nostra missione, richiede oggi uno sguardo rinnovato, che si apra alla sperimentazione di nuove modalità di intervento con al centro sempre l’ascolto delle comunità locali”. Non assistenzialismo puro, ma “nuovi percorsi di responsabilizzazione e di promozione delle capacità delle comunità stesse”. Per farlo bisogna “investire nelle risorse umane, nella formazione e nella cultura, favorendo la crescita di laici cristiani consapevoli, impegnati e responsabili, capaci di contribuire al futuro delle proprie comunità e alla costruzione della pace”.

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