Pastorale: don Pincerato (Cei), “i giovani sono il presente della Chiesa, contribuiscono a rinnovare le forme della presenza ecclesiale”

(Foto Centro di orientamento pastorale)

“I giovani non possono essere considerati soltanto come destinatari delle iniziative pastorali o come categoria problematica, ma come interlocutori che contribuiscono a mettere in discussione e a rinnovare le forme della presenza ecclesiale. In questo senso, i giovani rappresentano il presente della Chiesa e non soltanto il suo futuro”. Ne è convinto don Riccardo Pincerato, direttore del Servizio nazionale di Pastorale giovanile (Snpg) della Cei, che così si è espresso questa mattina intervenendo alla terza giornata della 75ª Settimana nazionale di aggiornamento pastorale in svolgimento ad Assisi, presso la Domus Pacis Hotel.
Nel corso del focus “Una Chiesa che si ripensa con i giovani”, il sacerdote ha posto l’attenzione sul necessario “ripensamento” dell’azione ecclesiale a partire dall’incontro con i giovani. Non si tratta di essere “una Chiesa che opera semplicemente per i giovani, ma una Chiesa che si rilegge con loro, prendendo atto del cambiamento culturale in cui l’esperienza cristiana non è più garantita dal contesto sociale”. Un primo passaggio – secondo don Pincerato – riguarda il superamento dell’approccio che chiede “cosa fare per i giovani”. Tale impostazione, ha osservato, rischia di collocare adulti e giovani su piani distinti e di ridurre i giovani a oggetto di intervento pastorale. La proposta è invece quella di interrogarsi su “cosa diventare con loro”, riconoscendo che la relazione educativa e pastorale implica un cambiamento reciproco. Il secondo punto sottolineato dal direttore del Snpg riguarda il passaggio dall’appartenenza alla testimonianza. In un contesto in cui la fede non è più trasmessa automaticamente, ha rilevato, molti giovani si allontanano senza conflitti espliciti, perché non accompagnati verso una maturazione dell’esperienza cristiana. Ne deriva l’esigenza di una Chiesa meno centrata sui numeri e più capace di rendere visibile l’incontro con Cristo attraverso la testimonianza. Il terzo elemento evidenziato riguarda la presenza di Dio nella vita dei giovani. Per il sacerdote, la ricerca di senso, le relazioni e le esperienze di profondità indicano una domanda spirituale reale, anche se espressa con linguaggi diversi. Il compito ecclesiale non sarebbe quindi quello di “portare Dio”, ma di riconoscerne la presenza già operante nella vita delle persone. Infine, è stato affrontato il tema della corresponsabilità ecclesiale. I giovani, in virtù del battesimo, sono già soggetti attivi della vita della Chiesa e non semplici destinatari di spazi loro concessi. La corresponsabilità, ha osservato, non può essere intesa come concessione, ma come dimensione strutturale della Chiesa. L’intervento si è concluso con il riferimento a san Francesco d’Assisi e a Carlo Acutis, indicati come figure che, in epoche diverse, hanno richiamato la Chiesa a un ritorno all’essenziale della fede e alla sua capacità di incarnarsi nel proprio tempo. In questa prospettiva, una Chiesa che si ripensa con i giovani – ha concluso don Pincerato – non si limita a definire nuove strategie pastorali, ma si lascia interpellare dalle nuove generazioni nel suo stesso modo di comprendere e vivere la propria missione.

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