“Per riconoscere il Signore risorto dobbiamo restare radicati nella Scrittura e nel gesto del pane spezzato”. Lo ha affermato il card. Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, presiedendo ieri la messa nel santuario di El-Qubeibeh, villaggio della Cisgiordania tradizionalmente identificato con Emmaus. All’inizio della celebrazione il Patriarca ha salutato il parroco, padre Sebastian Eclimes, e i sacerdoti delle comunità del governatorato di Ramallah, richiamando la realtà concreta di una Chiesa che vive tra ferite, attese e desiderio di pace. Commentando il brano evangelico dei discepoli di Emmaus, Pizzaballa ha ricordato la loro delusione mentre si allontanavano da Gerusalemme: “Speravamo…”, dicono, esprimendo “un’esperienza profondamente umana fatta di aspettative infrante”. È proprio in questo momento, ha osservato, che Gesù si fa vicino, “cammina con loro, ascolta il loro dolore e, attraverso le Scritture, rilegge gli eventi”, mostrando che ciò che appariva una sconfitta faceva parte del disegno di Dio. Il riconoscimento avviene infine nel gesto del pane spezzato. “Questo Vangelo non parla solo del passato – ha sottolineato il patriarca – ma riguarda la nostra vita oggi”. Il Risorto continua a entrare nella storia personale, sociale e persino nazionale, soprattutto quando ci sentiamo smarriti. “La fedeltà alla Parola di Dio e all’Eucaristia”, ha concluso, “ci permette di guardare gli eventi con uno sguardo diverso”. Al termine della celebrazione il Patriarca ha distribuito pane benedetto ai fedeli e ha invitato tutti a essere “portatori di luce” in una terra ferita.