“Accogliamo molto favorevolmente una decisione da diverso tempo invocata dalla nostra organizzazione e da tutta la società civile impegnata per la tutela dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale, ma solo nel caso questa decisione produca effetti immediati. In caso contrario sarebbe nient’altro che un avvertimento a Israele e un tentativo di riposizionamento dell’Italia nello scacchiere internazionale”. Questo è il commento di Paolo Pezzati portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia, sull’annuncio da parte della presidente del Consiglio Giorgia Meloni della sospensione del rinnovo automatico dell’accordo di cooperazione nel settore della difesa con Israele. La notizia, osserva Pezzati, “giunge in modo inaspettato e si inserisce in un contesto di fortissima tensione diplomatica tra i due Paesi. La recente convocazione dell’ambasciatore italiano da parte di Israele, in risposta alle giuste critiche del ministro Tajani sugli inaccettabili bombardamenti contro i civili in Libano, ha segnato infatti un punto di rottura evidente”. “Finalmente, il Governo italiano ha assunto una decisione conforme al diritto umanitario internazionale – afferma –. Tuttavia, questa presa d’atto non può restare un episodio isolato. La realtà dei fatti dimostra che una cooperazione strutturale con l’attuale governo israeliano non è più sostenibile da tempo, data la conclamata violazione dei diritti umani e delle norme internazionali portata avanti in tutto il Medio Oriente”.
Oxfam rivolge perciò un appello al governo italiano affinché mantenga una linea coerente in tutte le sedi competenti in materia di cooperazione con Israele, a livello militare e commerciale. “In vista del prossimo Consiglio europeo, auspichiamo che l’Italia si faccia promotrice di un cambio di rotta radicale, sostenendo la sospensione dell’Accordo di Associazione Ue-Israele – conclude Pezzati –. A livello nazionale chiediamo invece l’immediata introduzione di uno strumento normativo, che vieti il commercio con gli insediamenti illegali nelle colonie in Cisgiordania (inclusa Gerusalemme est), come già richiesto dalle associazioni promotrici della campagna ‘Stop al commercio con gli insediamenti illegali’ e ancor prima dalla Corte Internazionale di Giustizia nel 2024. Non è più il tempo delle ambiguità. Se il diritto internazionale deve essere la bussola della nostra politica estera, è necessario agire con determinazione per porre fine a ogni complicità con chi sistematicamente lo viola”.