“Quando ci chiediamo come sia possibile un futuro di giustizia e di pace, di concordia e di salvezza, ricordiamoci che stiamo facendo a Dio la stessa domanda di Nicodemo: ma davvero la nostra storia può cambiare?”. E’ il suggerimento del Papa, nell’omelia della messa nella basilica di Sant’Agostino ad Annaba, l’antica Ippona, dove il santo è stato vescovo per oltre trent’anni. “Siamo così carichi di problemi, insidie e tribolazioni! Davvero la nostra vita può ricominciare da capo?”, si è chiesto il Pontefice: “Sì! L’affermazione del Signore, così piena d’amore, riempie i nostri cuori di speranza”. “Non importa quanto siamo oppressi dal dolore o dal peccato: il Crocifisso porta tutti questi pesi con noi e per noi”, ha assicurato Leone: “Non importa quanto siamo sfiduciati dalle nostre debolezze: proprio allora si manifesta la forza di Dio, che ha risuscitato Cristo dai morti per dare la vita al mondo”. “Ciascuno di noi può sperimentare la libertà della vita nuova che viene dalla fede nel Redentore”, ha affermato il Papa: “Sant’Agostino ce ne offre l’esempio: prima ancora che per la sua sapienza, guardiamo a lui per la sua conversione. In questa rinascita, provvidenzialmente accompagnata dalle lacrime della madre, santa Monica, egli divenne sé stesso esclamando: ‘Io non sarei, Dio mio, non sarei affatto, se Tu non fossi in me. O meglio, non sarei, se non fossi in te”.