Mercoledì delle Ceneri: mons. Morandi (Reggio Emilia-Guastalla), serve “la coralità della conversione di tutto il popolo”

(Foto: diocesi di Reggio Emilia-Guastalla)

L’austero rito dell’imposizione delle ceneri che l’arcivescovo di Reggio Emilia-Guastalla, mons. Giacomo Morandi, ha presieduto nella messa vespertina di ieri, nella cattedrale di Reggio Emilia, è il segno della fragilità dell’uomo e della sua responsabilità per un buon uso del tempo che Dio gli dona. Richiamando il brano del profeta Gioele, “mons. Morandi – si legge in una nota diffusa dalla diocesi – ha sottolineato la coralità della conversione di tutto il popolo: il peccato di ognuno si ripercuote sulla comunità e ha ribadito che è proprio ciò che esce dal cuore che porta il male”.
In Quaresima si fanno sì fioretti, rinunce, ma quello che serve veramente è una terapia più profonda: la purificazione del cuore. Occorre però, soprattutto in questo periodo liturgico, vincere la rassegnazione che prende tanti e aprire il cuore al Signore. La armi privilegiate per il buon combattimento spirituale, ha evidenziato l’arcivescovo, “sono la preghiera, il digiuno e la carità”; occorre che la conversione avvenga nel segreto, come indica Gesù nel Vangelo. Papa Francesco ha dichiarato il 2024 l’anno della preghiera in preparazione al Giubileo del 2025. Luogo per eccellenza per ristabilire la relazione con il Padre è la meditazione della Parola di Dio, a livello sia personale sia familiare.
Poi, prosegue la nota, “il digiuno, il cui spazio anche nella Chiesa si è ridotto e si fa fatica ad osservarlo: il digiuno fa comprendere ad ognuno la propria dipendenza da tante piccole cose e rende attenti all’azione dello Spirito Santo. Ciò consente di intraprendere un cammino di libertà”.
E, infine, “la carità: cioè accorgersi che gli altri esistono; in questo cammino di conversione occorre verificare se esistono situazioni di conflitto, contrasto. Va soprattutto migliorata la qualità delle relazioni, bisogna crescere nella capacità di amare: se ciò avviene migliora la vita della comunità. Famiglia, comunità devono essere luoghi di autentica carità”.

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