Myanmar: serata di preghiera ieri con suor Ann Rose. Card. Zuppi, “essere artigiani di pace è accettare di essere piccoli ma non rinunciare mai ai gesti di pace”

Essere “artigiani di pace” è “accettare di essere piccoli e deboli ma di non rinunciare mai ai gesti di pace”. Lo ha detto ieri il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, intervenendo alla serata di preghiera e ascolto sulla difficile situazione del Myanmar, promossa da Emi Editrice missionaria italiana insieme ad AsiaNews, Centro missionario e Seminario teologico internazionale Pime e Federazione della stampa missionaria italiana – Fesmi. Nel corso del collegamento web si sono viste le immagini delle proteste e degli scontri sempre più violenti della polizia. Sono oltre 60 le vittime, un terzo delle quali aveva meno di 18 anni. Si sono ascoltate le testimonianze delle religiose, simbolo di una Chiesa che si è messa a fianco del popolo. Ha preso la parola suor Ann Rose Nu Tawng, la religiosa birmana che nei giorni scorsi si è inginocchiata in preghiera davanti ai soldati, implorando: “Uccidete me, non la gente”. Ha parlato anche un’altra religiosa, suor Gyi Anna Teresa, delle suore di S. Francesco Saverio dal Myanmar: “Stiamo pregando – ha detto – per la conversione dei militari perché anche loro sono delle persone. Chiediamo la grazia della loro conversione”.
“La pace – ha commentato il cardinale – non si misura con il risultato perché la pace inizia dal piccolo gesto. È quello che abbiamo visto e ascoltato da Ann Rose, che si confronta con la sproporzione evidente e drammatica tra una donna indifesa e sola e uomini armati e numerosi davanti a lei. Ecco cosa è la Chiesa: una madre che difende i suoi figli, che si mette in ginocchio per implorare Dio e implorare gli uomini a scegliere la pace. Non è questione di coraggio ma di amore”. “Nessuno è così piccolo da non poter ottenere la pace”, ha quindi detto Zuppi. “Un cinico direbbe che una scelta così non cambia nulla, e quanto cinismo c’è in giro. Quanti pensano che i piccoli gesti siano inutili fino ad arrivare a dire: non si può far nulla. Anche se fosse servito solo a risparmiare la vita di qualcuno, salvare una persona non è forse salvare il mondo intero? Ecco chi è un operatore di pace: è accettare di essere piccoli e deboli ma di non rinunciare mai ai gesti di pace”.

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