Diocesi: card. Repole (Torino), “è davvero urgente dare voce e dare incarichi di responsabilità ai giovani, non facciamoli aspettare!”

“Credo che oggi di fronte alla rapidità dei cambiamenti del mondo, che affannano le vecchie generazioni, sia diventato davvero urgente dare voce e dare incarichi di responsabilità ai giovani”. Lo ha affermato oggi il card. Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, presiedendo in cattedrale la celebrazione eucaristica nella solennità della Natività di San Giovanni Battista, patrono della città di Torino.
“Offro questa mia riflessione pensando anzitutto alla Chiesa, che ha bisogno di ripensare sé stessa a partire dai giovani, che sono portatori di doni inediti, e dal desiderio autentico di farli incontrare realmente con Cristo”, ha spiegato il porporato, sottolineando che “i nostri figli sono spesso molto preparati, molto creativi, molto ricchi di ideali: rappresentano la più grande opportunità di questo nostro tempo, non facciamoli aspettare!”. “Ma – ha proseguito – penso più ampiamente alla nostra società civile. Domandiamoci: stiamo mettendo i giovani in prima fila? Accettiamo che prendano le cose in mano? Oppure li teniamo fermi in panchina?”. “È il caso di affrontare questa domanda a viso aperto – ha ammonito il card. Repole – perché, se ci limitiamo al peso dei numeri, i giovani sono ormai pochi rispetto alla massa degli adulti e degli anziani”. Rilevando come sia esiguo il numero di giovani ai vertici istituzionali, aziendali e universitari, l’arcivescovo ha ricordato che “il passato ci ha regalato leaders importanti di tutte le età nella politica e nell’economia”. “Credo che possiamo fare tesoro di questa bella tradizione e farlo in modo adatto ai tempi che viviamo: quest’epoca di trasformazioni così complesse, anche sul fronte tecnologico, esige che le nuove generazioni prendano molta più voce e lo facciano in fretta”, l’esortazione del card. Repole, secondo cui “il compito di chi le ha precedute non è certo farsi da parte, ma guidare i giovani alla assunzione di responsabilità, lasciarsi affiancare e portarli a sedere nei direttivi delle diverse organizzazioni, lasciarsi indicare direzioni nuove”. L’arcivescovo ha poi confessato che “quest’anno ho sofferto molto di fronte alle polemiche sulla violenza dei movimenti giovanili antagonisti. Non è mai stata in dubbio la condanna dei gesti di violenza, ma le polemiche ci hanno a volte distratti rispetto ai messaggi di disagio che potevamo intercettare fra i giovani arrabbiati e al grido che sale da una grande massa di giovani pacifici”. “Accanto ai giovani che hanno la fortuna di studiare, ce ne sono anche tanti che stanno perdendo il treno e non fanno nulla, non lavorano e non vanno a scuola, bivaccano nelle periferie”, ha continuato, evidenziando che “anche questi nostri figli dobbiamo affrettarci a ritrovare. Così come dobbiamo ritrovare quei tanti giovani che guardano con paura al futuro, in questo mondo che a volte sembra impazzito e che appare in ogni caso sempre più complesso”. “Penso – ha spiegato – al dato drammatico che ci dice che, tra gli adolescenti torinesi, negli ultimi quattro anni i tentativi di suicidio sono aumentati del 249%. Penso all’aumento spropositato di consulenze di neuropsichiatria nel nostro Regina Margherita che, secondo uno studio, sono balzate dalle 319 del 2018 alle 1.694 nel 2022, rimanendo inalterate in questi ultimi anni. E penso – è solo di alcuni giorni fa – alla notizia dell’uso fuori controllo di paracetamolo fra gli adolescenti”. Il porporato ha inviato gli adulti a non “ridursi a reprimere senza spiegare o avallare tutto senza indicare una direzione, senza indirizzare in una strada da percorrere con fiducia”. “Sono ancora in tanti ad essere autenticamente e non superficialmente adulti in questa nostra amata città di Torino”, ha concluso: “Se Torino rimane una bella città, lo dobbiamo anche a loro; lo dobbiamo soprattutto a loro, come a molte altre donne e a molti altri uomini di buona volontà. Mentre insieme diciamo proprio a loro il nostro grazie, insieme ci diciamo che possiamo, dobbiamo accompagnare i giovani a prendere il loro posto”.

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