“La voce di Giovanni richiama alla verità, ma apre sempre alla speranza. Per questo oggi desidero guardare alla nostra città con realismo, senza nasconderne le difficoltà, ma senza cedere allo scoraggiamento”. Lo ha detto, in occasione della festa del patrono San Giovanni Battista, l’arcivescovo di Genova, mons. Marco Tasca, nel Discorso alla Città, oggi pomeriggio in cattedrale al termine della celebrazione dei vespri e prima della processione verso il Porto Antico.
Di fronte all’invecchiamento della città e alla “povertà silenziosa” costituita dalla solitudine, mons. Tasca suggerisce il rimedio: “La risposta cristiana alla solitudine è far circolare il calore delle relazioni, esprimere presenza, farsi carico. All’odierna precarietà delle relazioni umane dobbiamo opporre la bellezza di una società che si fa comunità, una comunità dove tutti possono portare il proprio contributo”. In questo senso, “Genova possiede risorse straordinarie nel volontariato, nelle reti capillari di assistenza e solidarietà, nella presenza discreta ma fattiva di tante persone che ogni giorno si prendono cura degli altri”. E, ha aggiunto, “il vero senso della vita, unico antidoto alla solitudine, si svela nella comunità”.
La cura degli altri, ha osservato, “implica necessariamente l’amore per la persona umana nella sua totalità. Oggi è importante recuperare lo sguardo sulla persona per riconoscerne la dignità e la sacralità. La vita umana, dal concepimento fino alla sua fine naturale, richiede degli aiuti che non vanno considerati costi, ma piuttosto investimenti. Investire sulla vita è costruire futuro, è coltivare talenti e creare le condizioni per una società più giusta e solidale”. Per questo “il diritto alla salute, all’istruzione, al lavoro, alla casa e alla partecipazione sociale non possono essere considerati privilegi riservati ad alcuni, ma espressioni concrete della dignità di ogni essere umano”.
Merita “attenzione particolare” anche il cosiddetto “mondo dei giovani”, con la difficoltà di accedere ad un lavoro stabile che può precludere a relazioni affettive. Di qui la necessitò di “politiche adeguate nella formazione dei giovani e nell’inserimento nel mondo del lavoro”.
Tra le altre difficoltà citate, “la persistente criticità della rete infrastrutturale regionale”, mentre un “segno incoraggiante” di fare rete è rappresentato “dalla nascita della Comunità energetica rinnovabile solidale della Liguria, promossa dall’arcidiocesi di Genova insieme alla Camera di commercio e alla Fondazione Auxilium”.
Inoltre, “la Chiesa genovese, attraverso la presenza dei cappellani del lavoro, tiene alta l’attenzione sulle situazioni industriali che continuano a rappresentare una preoccupazione per il territorio: penso ad Acciaierie d’Italia, a Piaggio Aero, al comparto delle riparazioni navali, a Esaote e a tutte quelle realtà produttive che garantiscono lavoro qualificato e sostengono il tessuto economico della città. La perdita di occupazione stabile e di qualità ha conseguenze che andrebbero ben oltre il dato economico: significherebbe maggiore fragilità per le famiglie, ulteriore fuga di giovani competenti e un indebolimento dei legami sociali”.