Diocesi: mons. Caiazzo (Cesena), “mollare gli ormeggi della nave, uscire dal porto e avere il coraggio di navigare anche tra le tempeste della vita”

Giovanni Battista “continua ad indicare Gesù presente in questo nostro tempo. Lo indicò agli abitanti dell’Impero Romano che aveva allargato i suoi confini, inglobando la Terra Santa, lo indica oggi a noi, perché impariamo a scrutare i segni dei tempi. Segni che hanno bisogno di essere letti, interpretati attraverso l’annuncio evangelico di quel Gesù che è presente nella storia”. Lo ha detto oggi il vescovo di Cesena-Sarsina, mons. Antonio Caiazzo, in occasione della festa del patrono della città di Cesena, san Giovanni Battista. Il presule ricorda che Giovanni è l’unico che, oltre Gesù e Maria, viene celebrato nel giorno della sua natività (24 giugno) e della sua morte (29 agosto). Giovanni – dice – è “l’uomo che Dio ha scelto e inviato ad annunciare la speranza, la fiducia in un avvenire migliore che solo in Cristo, da lui indicato, trova compimento”. Commentando poi il Vangelo mons. Caiazzo ricorda che Zaccaria, padre di Giovanni, diventa muto: “il mutismo indica il rischio che si corre nel vivere una fede reticente ed incerta, incapace di dialogare con il mondo, di capire il momento culturale, storico, di cogliere le nuove sfide che Dio stesso permette, perché dimostriamo di essere testimoni veri e autentici”. Le città bombardate è “facile ricostruirle: forti interessi economici sono già pronti a farlo. Ma ricostruire le coscienze ingiustamente travolte da una furia omicida richiede molto tempo. Ci sarà bisogno soprattutto di instaurare un clima di misericordia, di perdono reciproco, di giustizia, di amore che ricolmi cuori sanguinanti. Situazioni dolorose che avranno conseguenze anche nel futuro, ha detto ancora aggiungendo che gli errori “si pagano sempre non per punizione divina ma per incapacità o scelta di comodo, nel rimanere muti e sordi di fronte ad ogni scelta scellerata che viola la dignità della persona dal suo concepimento al suo morire”. Parlando ancora di Giovanni il presule sottolinea che “se Giovanni è colui che annunzia, Gesù compie ciò che viene annunciato. Se Giovanni è lampada, Gesù è la vera luce che viene nel mondo. Se Giovanni indica a tutti l’Agnello di Dio, Gesù è l’Agnello di Dio che si immola sulla croce prendendo su di sé il peccato dell’umanità. Se con Giovanni si chiude l’Antico Testamento, con Gesù si apre il Nuovo. Se Giovanni è presentato come l’amico dello sposo che custodisce la sposa, Gesù è lo sposo che celebra le nozze”. La festa della nascita di Giovanni Battista – ha concluso – “ci indica la strada da percorrere in questo nostro tempo, sfuggendo la tentazione di sterili ricordi, di tradizioni passate, di tradizionalismi vuoti e senza anima. E’ il tempo in cui siamo chiamati a mollare gli ormeggi della nave, uscire dal porto e avere il coraggio di navigare anche tra le tempeste della vita, con la certezza che il Signore ci precede sempre, cammina sulle acque dominandole e viene incontro a noi”.

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