Braccianti bruciati vivi: Migrantes Messina, “non possiamo rimanere indifferenti”

Alla vigilia della solennità del Corpus Domini, mentre “le nostre comunità si preparavano ad esporre, adorare e portare in processione il Corpo di Cristo sotto le specie del pane”, l’Ufficio Migrantes di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela “non poteva e non voleva restare indifferente” dopo la tragica morte di quattro braccianti agricoli immigrati avvenuta ad Amendolara. Qui “quattro nostri fratelli braccianti sono stati arsi vivi. Quattro uomini. Quattro storie. Quattro crocifissi moderni”, scrive l’ufficio diocesano: “C’è un legame dirompente e doloroso che non possiamo flettere o nascondere: non si può spezzare il Pane sull’altare della chiesa se si tollera che la carne viva di Cristo venga consumata e bruciata sull’altare del profitto, del caporalato e dell’omertà”. La Migrantes messinese si unisce “con fermezza e totale solidarietà al grido indignato” di mons. Francesco Savino: “Una comunità messianica non è un club di spettatori distratti. Essere Chiesa oggi significa prendere una posizione evangelica netta: basta con l’atteggiamento securitario che riduce l’immigrato a ‘problema’ o ‘capro espiatorio’, salvo poi sfruttarlo nei campi; basta con l’indifferenza e i silenzi che diventano complicità; basta con una fede che si commuove ma non si muove. Se il Cristo che adoriamo nel tabernacolo è lo stesso Cristo che muore nei ghetti della nostra terra, allora la nostra adorazione – si legge nel testo diffuso suoi social – deve diventare denuncia. Pregare, oggi, significa esigere giustizia. Come Ufficio Migrantes diciamo No alla schiavitù del caporalato. Chiediamo allo Stato controlli veri e dignità, e alle nostre coscienze una sollevazione morale. Non permettiamo che questo sangue venga assorbito dalla terra nell’indifferenza generale”.

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