Giornalismo: Festival dell’informazione mediterranea, “dal Solutions journalism alle inchieste, servizio e responsabilità verso le comunità”

(foto Fondazione Giornalismo Mediterraneo)

Il giornalismo come servizio e responsabilità verso le comunità. È stato il filo conduttore della terza giornata del workshop “Il giornalismo che verrà – Festival dell’informazione mediterranea”, giunto all’ottava edizione e promosso dalla Fondazione Giornalismo Mediterraneo con l’Università di Catania. Al centro del confronto, che si è svolto martedì 6 maggio, le diverse forme di informazione capaci di creare partecipazione e fiducia tra i lettori. Ad aprire il dibattito è stato il tema del giornalismo d’inchiesta. “Oggi disponiamo di strumenti davvero potenti, ma ciò che davvero ci guida è un metodo solido, ereditato dal passato”, ha detto Gabriele Cruciata, reporter freelance e Google News Lab Teaching Fellow, sottolineando l’importanza di “un’alta adattabilità comunicativa”. Per Simone Olivelli, reporter di Irpi Media, “il giornalismo dovrebbe essere uno strumento per mettere in dubbio l’esistente e fare inceppare i sistemi che non funzionano”. Secondo Olivelli, il giornalista deve prima di tutto “percepirsi come un cittadino che vuole fare la sua parte”.
Spazio poi al giornalismo costruttivo e al Solutions Journalism. “Il 40% dei lettori evita volutamente le notizie perché ritenute portatrici d’ansia”, ha osservato Sara Catania, presidente del Solutions Journalism Network. “Raccontiamo storie di persone che hanno trovato soluzioni a problemi sociali: così si tocca il cuore di chi legge”. Sulla stessa linea Selena Meli, vicepresidente di Italia che cambia: “Abbiamo puntato sulla ricerca di un’Italia che provava a rimettersi in moto”. Un percorso che, ha aggiunto, ha mostrato “l’importanza di raccontare un territorio tramite le persone che lo abitano”. Per Patrizia Caiffa, giornalista Agenzia Sir, fondatrice e direttrice responsabile di B-Hop magazine, “un altro giornalismo è possibile”. Le parole chiave, ha spiegato, sono “bellezza, fiducia e consapevolezza”, perché “le belle notizie vanno raccontate: sono fonte di benessere”. A chiudere la giornata Marco Ferrando, vicedirettore di Avvenire e responsabile della scuola di giornalismo dell’Università di Torino: “Il 36% degli italiani non si fida delle informazioni di cui fruisce, ma il bisogno di informazione non è svanito”. Per Ferrando servono “ascolto, relazione e prossimità” affinché “l’informazione possa diventare un processo di partecipazione”. Il festival proseguirà il 12 maggio a Villa San Saverio con incontri dedicati alla rivoluzione digitale e al graphic journalism.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Chiesa