È stato pubblicato il nuovo Rapporto sulle Povertà della Caritas diocesana di Rimini, che ogni anno consente di avere una panoramica delle situazioni di fragilità economico-sociali del territorio, analizzandone le cause e le complesse dinamiche. Un report, relativo alle persone seguite dalla Caritas riminese nel 2025, che restituisce l’immagine di una provincia con importanti situazioni di crisi dal punto di vista sociale e, soprattutto, abitativo. Nello specifico, nel 2025 Caritas ha incontrato 4.440 persone, che diventano 8.458 considerando i familiari, tra cui 2.021 minori. Un calo di circa 200 persone rispetto al 2024, ma con un aumento importante per quanto riguarda gli accessi: da 84.825 a 91.981, con una media di 20,7 accessi annui per persona (contro i 18,4 dell’anno precedente), a segnalare situazioni di bisogno che sono più persistenti e difficili da risolvere. Il 35% delle persone si è rivolto alla Caritas per la prima volta: si tratta in prevalenza di uomini, giovani e migranti provenienti da Africa, Medio Oriente, Asia meridionale e Sud America. Tra loro, il 53% è senza dimora e il 71% disoccupato. Emerge il tema della emergenza abitativa: una persona su tre tra quelle incontrate, infatti, è senza dimora, in prevalenza uomini (80,3%) immigrati (65%) e celibi (51,6%). E, in questo contesto, l’elemento più allarmante è quello dei ‘working poors’, i lavoratori che nonostante un impiego non riescono a permettersi un alloggio o a sostenere le spese quotidiane. “Il nostro territorio è vitale. L’economia gira, il turismo fiorisce, la città attrae. Eppure, proprio qui, tra le pieghe del benessere, le richieste di aiuto non accennano a diminuire. Anzi. – è il commento di Mario Galasso, direttore della Caritas diocesana di Rimini – Siamo davanti a un paradosso scomodo che dobbiamo avere il coraggio di nominare: oggi si può lavorare e restare poveri. Quando il lavoro è frammentato, stagionale, sottopagato o fragile, diventa una corda troppo sottile per sostenere il peso di una vita. E quando poi si aggiunge il ‘nodo dei nodi’, la casa, tutto vacilla. Non è più un’emergenza temporanea: è una questione strutturale che interroga la nostra coscienza e la visione di futuro”, conclude Galasso.